mercoledì 29 luglio 2009

CALIGARIS (SDR), NUOVI TRASFERIMENTI DETENUTI IN SARDEGNA


Cagliari, 29 lug. - (Adnkronos) - ''Nonostante il sovraffollamento sia ormai oltre i limiti della tollerabilita' negli Istituti sardi e le carenze negli organici della Polizia Penitenziaria siano sempre piu' evidenti con crescenti disagi, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria continua a trasferire detenuti nell'isola, prevalentemente extracomunitari. Una cinquantina sono infatti giunti nei giorni scorsi e suddivisi nei diversi istituti di pena. I nuovi arrivi hanno anche richiesto spostamenti interni con destinazione in particolare nella colonia penale di Mamone. I sardi detenuti nelle carceri del Continente invece restano lontano dai familiari anche quando sono ormai prossimi al fine pena''. Lo denuncia in una nota la presidente dell'associazione 'Socialismo Diritti Riforme', Maria Grazia Caligaris, ex componente della Commissione Diritti Civili del Consiglio regionale sardo. Caligaris evidenzia come ''le strutture detentive della Sardegna, soprattutto quelle di Buoncammino a Cagliari, San Sebastiano a Sassari e di piazza Mannu a Oristano, ospitate in edifici ottocenteschi, non siano in grado di rispettare i parametri di spazio cella-detenuto imposti dal Dap''. ''La Regione -sottolinea Caligaris- deve intervenire nei confronti del Ministro della Giustizia per ottenere il rispetto della legge, del protocollo d'intesa stipulato dalla precedente giunta regionale con il Governo e degli ordini del giorno del Consiglio regionale sulla territorializzazione della pena. Il continuo andirivieni di persone detenute provenienti dalla Penisola rischia di accentuare il disagio dei ristretti stabili favorendo un clima di tensione difficile da controllare. Ne sono testimonianza alcuni episodi di intolleranza e diverse lettere di detenuti''.

sabato 25 luglio 2009

Nuoro: dopo tre anni di richieste, il detenuto ottiene la dentiera



Agi, 25 luglio 2009

Sono stati necessari tre anni e diverse sollecitazioni per superare le difficoltà che impedivano a un detenuto non abbiente ristretto nel carcere di Bad’ e Carros di ottenere una protesi dentaria. Una soluzione ormai insperata che gli ha finalmente consentito di ripristinare la masticazione superando cosi i gravi problemi all’apparato digestivo provocatigli dalla mancanza dei denti. La vicenda è stata riferita da Maria Grazia Caligaris, ex componente della Commissione "Diritti Civili" e Presidente dell’associazione "Socialismo Diritti Riforme" alla quale la vittima -protagonista del disservizio ha inviato una lettera la fine della sua "battaglia" per la dentiera. Domenico Attorre, 50 anni di Taranto, che sta finendo di scontare 16 anni di carcere, ha ringraziato la professionista che ha eseguito ed impiantato la protesi dentaria rinunciando ad una parte dell’onorario, il garante dei detenuti del Comune di Nuoro e a chi gli è stato vicino nella lunga azione per il riconoscimento di un diritto. La ripresa della masticazione e il funzionamento della protesi - sottolinea Attorre nella lettera - hanno anche consentito un miglioramento delle mie condizioni di salute. "Il caso Attorre - ha precisato la presidente di Socialismo Diritti Riforme - mette in evidenza due aspetti molto importanti nell’attuale grave situazione della mondo delle carceri. Il primo è la conferma dell’importanza, nella tutela dei diritti riconosciuti dalla Costituzione, del buon funzionamento della sanità penitenziaria, che in Sardegna sta vivendo una fase delicata di passaggio dal Ministero della Giustizia al servizio sanitario regionale. Il secondo è il ruolo degli organismi di tutela dei diritti dei detenuti, tra i quali quello del Garante, che un recente provvedimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria in attuazione di una norma di legge che li istituzionalizza, ha burocraticamente limitato, anziché favorirli, l’indispensabile presenza ed i contatti con i detenuti".

martedì 21 luglio 2009

Il Consiglio regionale visita le carceri?



MACOMER - Oggi, martedì 21 luglio, alla Casa Circondariale di Macomer e alla Colonia Penale di Mamone, si svolgerà un sopralluogo conoscitivo della seconda Commissione, Politiche europee e Diritti Civili, del Consiglio regionale, presieduta da Silvestro Ladu, consigliere regionale del PdL. «I motivi di questo sopralluogo comprendono diversi aspetti del mondo penitenziario - fa sapere Silvestro Ladu - e l’iniziativa nasce a seguito delle audizioni fatte in Commissione dei diversi operatori delle carceri i quali hanno lamentato carenze di personale militare e civile che si ripercuote anche sulla condizione di vita degli stessi detenuti». «Vogliamo verificare lo stato delle strutture carcerarie - prosegue - in particolare quelle di Macomer dove, da tempo, si parla di accogliere detenuti, qualificati terroristi di AlQaeda e rinchiusi a Guantanamo. È nostro interesse capire, per questo, se Macomer è in grado di accogliere questi carcerati molto particolari, anche in considerazione del fatto che da tempo gli agenti reclamano una forte carenza di personale che oramai non è più sopportabile. Abbiamo avuto informazioni relative anche al sovraffollamento delle strutture, per cui ci interessa, in modo particolare, comprendere come si vive dentro il carcere sia come reclusi sia come operatori e se, per entrambi, siano garantiti i diritti umani e personali». «Incontreremo i direttori, i rappresentanti degli operatori e anche i detenuti - conclude Ladu - poi gli esiti di questo sopralluogo saranno oggetto di discussione nelle prossime riunioni di Commissione».

lunedì 20 luglio 2009

CARCERI: CALIGARIS(SDR), PROBLEMI PER CALDO E SOVRAFFOLLAMENTO



(AGI) - Cagliari, 20 lug. - "Il caldo e il sovraffollamento rischiano di creare una situazione particolarmente difficile nel carcere cagliaritano di Buoncammino dove all'alto numero di detenuti tossicodipendenti con doppia diagnosi e sieropositivi fa da contrappeso una ridotta presenza di agenti di polizia penitenziaria. Cio' gravera' non poco nelle prossime settimane quando aumentera' la temperatura accentuando i disagi per gli operatori e i detenuti". Lo afferma la presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme" Maria Grazia Caligaris evidenziando che le raccomandazioni contenute nella circolare del responsabile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta ai Provveditori regionali relativa all'avvento della stagione estiva non a caso sono incentrate sulla prevenzione delle criticita'. "La realta' cagliaritana - rileva Caligaris - si caratterizza per la vetusta' dell'Istituto, non idoneo a interventi per aumentare gli spazi agibili, e per la tipologia dei detenuti, molti dei quali extracomunitari. A Buoncammino, l'unico carcere sardo in cui si trova un Centro Clinico, convivono in un equilibrio delicatissimo, grazie all'esperienza pluriennale della dirigenza, persone con condizioni spesso molto difficili. Gravano su Cagliari, oltre ai temporanei ospiti provenienti dal carcere di Bad'e Carros, costanti arrivi dal Nord Italia dove la situazione e' esplosiva per la carenza di spazi. Il continuo andirivieni di persone detenute provenienti dalla Penisola rischia inoltre - ha detto ancora l'ex consigliera socialista - di accentuare il disagio dei ristretti stabili favorendo un clima di tensione difficile da controllare. Ne sono testimonianza alcune lettere di detenuti. E' quindi indispensabile che durante la lunga parentesi estiva, in attesa dei provvedimenti utili per dare risposte concrete al superlavoro degli agenti e per alleggerire la presenza nell'Istituto cagliaritano, cessino i trasferimenti di nuovi detenuti e siano attivati quegli strumenti per rendere piu' vivibili gli spazi disponibili. Inaccettabile invece la riduzione degli spazi-cella a loculi considerato anche che il Governo e' stato condannato in base della Convenzione europea sui diritti umani a risarcire un detenuto bosniaco, ristretto a Rebibbia, per l'assenza dei requisiti minimi di vivibilita' degli spazi. Il ricorso alle pene alternative suggerito anche dal Capo del Dipartimento Ionta, non puo' ricadere semplicemente - ha concluso Caligaris - sui magistrati o i giudici ma richiede l'attivazione di una efficiente rete di servizi sociali e positivi riscontri da parte delle istituzioni". (AGI) Red

domenica 19 luglio 2009

Corte dei Diritti umani: il sovraffollamento è tortura


di Patrizio Gonnella
(Presidente di Antigone)
Il Manifesto, 18 luglio 2009

Il signor Kalashnikov è stato il primo cittadino-detenuto a ricorrere alla Corte europea dei diritti umani e a ottenere una condanna di uno stato (nel suo caso la Russia) per gli effetti tragici del sovraffollamento carcerario. Il signor Izet Sulejmanovic è stato il secondo a ricorrere dinanzi ai giudici europei e a vincere, seppure soli mille euro. In questo caso a essere condannata per trattamenti inumani e degradanti simili a tortura non è stata la Russia ma la nostra Italia. Izet Sulejmanovic per alcuni mesi è stato costretto a vivere nel carcere romano di Rebibbia in soli 2,7 metri quadri. Vivere in un ambiente così ristretto significa non avere spazio per scrivere, stare seduti, muoversi. Significa perdere la riservatezza quando si va in bagno. Significa di fatto stare sempre stesi a letto. Il Comitato europeo per la prevenzione della Tortura - Cpt, organismo ufficiale del Consiglio d’Europa - ha affermato che lo spazio minimo per un detenuto in una cella singola non può essere inferiore a 7 metri quadri; in una cella multipla ogni detenuto deve avere invece almeno 4 metri quadri a disposizione.

La vergognosa condanna europea del nostro paese è avvenuta nonostante il dissenso - incomprensibile se non per una sorta di spirito di corpo nazionale - del giudice italiano Vladimiro Zagrebelsky. La capienza regolamentare del nostro sistema penitenziario è di 43mila posti Ietto. Una capienza definita in base agli standard minimi del Cpt di Strasburgo. Oggi i detenuti sono oltre 64mila. Con gli attuali ritmi di crescita saranno 100mila alla fine del 2012. Ogni detenuto in più oltre la capienza regolamentare quindi vive in spazi non legali e - a dire della Corte europea - inumani e degradanti al punto da configurare una ipotesi di maltrattamento risarcito con mille euro. A Brescia o a Sassari in 8 metri quadri vivono sei o sette detenuti. Ci sono casi in cui si dorme in letti a quattro piani, dove il piano terra coincide proprio con il pavimento. A Bolzano in poco più di 10 metri quadri vivono dodici detenuti. All’Ucciardone di Palermo in 16 metri quadri dormono sedici detenuti. Uno al metro. Dormono, anche perché non possono fare altro. È difficile stare tutti in piedi contemporaneamente. A Poggioreale a Napoli i detenuti sono 2.700, stipati in una prigione con una capienza di 1.300 posti.

Di fronte a una situazione così drammatica, il parlamento italiano introduce nuovi reati creati dal nulla (immigrazione clandestina) e il ministero della Giustizia presenta un piano di edilizia penitenziaria inutile e privo di copertura finanziaria. E lo stesso Comitato di Strasburgo a sottolineare come nuove carceri non abbiano mai risolto il problema dell’affollamento e servono solo ad aumentare i tassi di carcerazione. Siamo in una condizione oggettiva di violazione dei diritti umani certificata da organismi sovranazionali. Basterebbe un’unica norma per tornare alla normalità: depenalizzare del tutto il consumo di droghe. Libereremmo in questo modo circa 20mila posti inutilmente occupati da tossicodipendenti e piccoli spacciatori costretti al reato da una legge proibizionista. Oggi il nostro sistema carcerario è definito dagli organismi internazionali oggettivamente disumano e degradante, tanto da giustificare un risarcimento economico. Speriamo che la Corte sia inondata di ricorsi che mettano in crisi (di immagine ed economica) il nostro sistema. Noi siamo a disposizione di quei detenuti che vogliano citare in giudizio lo stato italiano (difensorecivico@associazioneantigone.it). Un modo democratico per sovvertire uno stato ingiusto. (Vedi la sentenza della Corte Europea dei Diritti umani).

martedì 14 luglio 2009

L'Associazione "5 Novembre" chiede l'istituzione di un Garante per le persone detenute

da Admaioramedia.it

Si è svolta nel piazzale antistante il carcere di Buoncammino la conferenza stampa organizzata dall'associazione per la difesa dei diritti civili “5 novembre”. Hanno partecipato all'incontro con i giornalisti: Roberto Loddo, esponente dell'associazione “5 novembre” e componente del dipartimento diritti civili di Rifondazione comunista, Giuseppe Stocchino, segretario federale del Prc per la provincia di Cagliari, Ivan Lai, capogruppo Prc del Consiglio comunale di Elmas, Antonella Casu, segretaria nazionale di Radicali Italiani e Rita Bernardini, deputata radicale componente della Commissione Giustizia. In rappresentanza degli agenti della Polizia penitenziaria era presente anche Roberto Picchedda, segretario della Uil-Comparto sicurezza. «L'istituzione del garante della libertà personale in Sardegna è una priorità», ha dichiarato Roberto Loddo. «Sentiamo la necessità di una persona terza tra il carcere e il cittadino detenuto, una figura che operi in piena autonomia ed indipendenza di giudizio. Vogliamo un Garante che vigili e promuova i diritti delle persone private della libertà, anche di quelle sottoposte a misure alternative alla detenzione».

La situazione delle carceri italiane è ormai critica, vi sono infatti 14.000 detenuti in più rispetto alla capienza complessiva di tutti gli istituti nazionali. Un numero che aumenta costantemente di 1.000 unità ogni mese. Il sindacalista della Uil Roberto Picchedda ha denunciato come «gli agenti di custodia siano sottoposti ad un alto livello di stress. È impossibile godere dei diritti contrattuali quali il diritto al riposo straordinario o al godimento del periodo di ferie». La parlamentare Rita Bernardini, accompagnata dalla segretaria radicale Antonella Casu, ha visitato nei giorni scorsi i penitenziari di Cagliari e Macomer e il Cpa di Elmas. Le condizioni delle case circondariale sarde non si discostano da quelle della Penisola. Nel carcere cagliaritano, a fronte di una capienza regolamentare di 339 posti, sono presenti 514 detenuti, per la maggior parte italiani e residenti nel sud Sardegna. Una situazione molto diversa quella dell'istituto di Macomer definito «di punizione» dallo stesso direttore. Qui è presente un braccio che ospita venticinque detenuti in attesa di giudizio ed accusati di terrorismo internazionale. A proposito, Rita Bernardini ha stigmatizzato alcuni titoli comparsi su una testata regionale. «Bisognerebbe ricordare ai giornalisti – ha sottolineato con forza la deputata – che definire “terrorista” un detenuto in attesa di giudizio è un reato.

Nel nostro Paese si è innocenti fino ad emissione di sentenza definitiva. Fatto che non si è verificato per nessuno degli ospiti del carcere di Macomer». La presenza di ospiti fede islamica all'interno del carcere del Marghine rappresenta un peso non indifferente per un sistema che non è in grado di garantire una operatività conforme al dettato costituzionale. La visita della della deputata radicale ha permesso ai detenuti accusati di terrorismo di porre delle domande al direttore della struttura. «I detenuti hanno denunciato come la mensa dell'istituto non somministrati carni macellate con le tecniche conformi alla dottrina islamica – ha ricordato la componente della Commissione Giustizia – Un problema per nulla secondario di cui il direttore si è fatto comunque carico». L'istituzione di un Garante regionale potrebbe rappresentare un aiuto concreto per la risoluzione di alcuni problemi che affliggono il circuito penitenziario isolano. Uno su tutti, l'assenza di un sistema sanitario in grado di rispondere alle reali necessità dei vari istituti. Come rimarcato dal segretario del Prc Giuseppe Stocchino: «Il carcere non può e non deve essere l'unica risposta dello Stato per cercare di risolvere i problemi sociali». (mm) (admaioramedia.it)

Associazione 5 Novembre, Rifondazione e Radicali: le carceri sarde sono illegali


di Alessandra Sallemi



La Nuova Sardegna, 14 luglio 2009


I detenuti islamici rinchiusi nell’istituto di Macomer sono in attesa di giudizio perché accusati di reati connessi col terrorismo, ma sopportano un carcere che è già di punizione. Non vengono da Guantanamo, bensì dalle carceri sovraffollate del nord Italia, mangiano appena a causa dell’impossibilità di reperire carni macellate secondo la prescrizione islamica. Un carcere costruito per 47 persone ne ospita 87 (dati di Antonella Casu, Segretaria Nazionale Radicali italiani): nessuno sardo, i detenuti soffrono la lontananza delle famiglie quando una norma prevede che la pena debba essere scontata in istituti vicini alla zona d’origine. Buoncammino di Cagliari dimensionato per 325 detenuti ne accoglie 514, fra questi un bimbo di 10 mesi che cresce fra le sbarre perché non c’è un’organizzazione che porti fuori il bambino almeno durante il giorno e non c’è abbastanza personale perché si rimedi portando fuori la madre. Questo e molto altro è emerso nella visita promossa dal gruppo 5 Novembre (animata da Roberto Loddo) nel carcere di Macomer, in quello cagliaritano e al Cspa, centro di soccorso e prima accoglienza dei clandestini a Elmas. Il diritto costituzionale a scontare la pena in condizioni che rieduchino il detenuto viene calpestato ogni giorno dal primo problema: manca il personale di custodia che accompagni i detenuti ammessi alle attenuazioni della restrizione carceraria.


Gli agenti di custodia (Roberto Picchedda Uil penitenziari) in Sardegna sono 300 di meno ed entro la fine dell’anno altri 100 andranno in pensione. In tutta Italia mancano 5 mila agenti. Lo stesso ministro Angelino Alfano aveva detto: mai più bambini in carcere. E invece ce ne sono 70 negli istituti italiani. Sul sito del ministero sono scomparsi dati sulla situazione carceraria: ad agosto, Rita Bernardini (Radicali) ha annunciato che i 205 istituti italiani verranno visitati dai parlamentari di tutti i gruppi politici e "si sta predisponendo un questionario da distribuire a tutti i detenuti". Ma già martedì in Parlamento si farà qualcosa per rompere il fronte del silenzio: assieme al deputato Luigi Manconi, Bernardini terrà una conferenza stampa per presentare i veri dati sull’indulto e denunciare le menzogne circolate a proposito delle "tante" recidive. "Le risposte del ministro sono inadeguate - diceva Bernardini - ci sono 64 mila detenuti, ogni mese aumentano di mille, con la nuova legge sui clandestini saranno di più. Il piano per le nuove carceri presentato dal direttore Ionta è ridicolo: non ha dotazione finanziaria. In ogni caso il carcere non può essere la risposta a tutti i problemi di giustizia". Come i Centri di espulsione e i respingimenti non sono la risposta ai popoli affamati che ci guardano per sottrarsi a miseria e morte: a Elmas ("Centro molto ben gestito"), il gruppo ha trovato 100 ospiti, molti già venuti in Italia e rimpatriati. Quella del Cspa di fatto è una detenzione, anche se non ci sono sbarre. I 100 dovevano stare qui 48 ore, ci sono da 7 giorni: il G8 ha assorbito tutte le forze di polizia.

sabato 11 luglio 2009

Cagliari: i detenuti trattati peggio degli animali



Ansa, 11 luglio 2009

Ventimila lavoratori in piazza a Cagliari per lo sciopero generale della Sardegna per il lavoro indetto da Cgil, Cisl e Uil. Tra di loro anche una cinquantina di agenti della polizia penitenziaria: da mesi protestano contro i limiti all’organico e il sovraffollamento delle carceri: "Nei giorni scorsi sono arrivati 34 detenuti dall’Emilia Romagna - denuncia Efisio Concas, Coordinatore regionale della Cgil - sono stati tenuti dentro i pullman senza aria condizionata: non si trattano neppure gli animali, così".

mercoledì 8 luglio 2009

Sabato 11: Conferenza Stampa sulle condizioni di vita delle carceri sarde e del Cpa di Elmas


Associazione 5 Novembre “Per i diritti civili”

Alla cortese attenzione di
tutti gli organi di informazione
Cagliari, mercoledì 8 Luglio 2009

Avviso di Conferenza Stampa Sabato 11


Oggetto: convocazione conferenza stampa Sabato 11 Luglio, ore 13:00 presso l’ingresso del Carcere di Buoncammino, in Viale Buoncammino.

A seguito del monitoraggio delle condizioni di vita dei detenuti e delle detenute all’interno degli istituti penitenziari della Sardegna, di Macomer, di Buoncammino e del Cpa di Elmas, che avverranno Venerdì 10 e Sabato 11 Luglio con una visita da parte delle delegazioni dell’Associazione 5 Novembre, di Rifondazione Comunista e dei Radicali Italiani, vi invitiamo alla partecipazione della conferenza stampa che si terrà Sabato 11 Luglio a Cagliari, presso l’ingresso del Carcere di Buoncammino, in Viale Buoncammino alle ore 13:00.


Alla conferenza stampa parteciperanno Roberto Loddo, dell’Associazione 5 Novembre e del dipartimento diritti civili del Prc, Giuseppe Stocchino, segretario federale Rifondazione Comunista di Cagliari, Ivan Lai della segreteria federale del Prc e capogruppo Prc del Comune di Elmas, Antonella Casu, segretaria nazionale dei Radicali Italiani, e Rita Bernardini, parlamentare radicale eletta nel Pd, componente della commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
Certi della vostra presenza vi ringraziamo anticipatamente, augurandovi un buon lavoro.

Distinti Saluti
Roberto Loddo
Associazione 5 Novembre

Info:
cellulare: 3316164008
mail: associazionediritticivili@yahoo.it

martedì 7 luglio 2009

Perchè la Commissione "diritti civili" del consiglio regionale non inteviene?

Se il carcere di Macomer potrebbe essere un lager inumano e fuori da ogni legalità nazionale e internazionale, perchè la commissione "diritti civili" del consiglio regionale resta in silenzio? Perchè non interviene subito per verificare lo stato delle condizioni di vita delle persone migranti detenute? Siamo sicuri che dopo innumerevoli segnalazioni, (come l'articolo della nota di Maria Grazia Caligaris pubblicato ieri dalla Nuova Sardegna) l'indifferenza dei consiglieri regionali componenti della commissione "diritti civili" sia da ricercare nella presunta irrilevanza del problema carcere rispetto ad altri problemi, oppure siamo di fronte ad una indifferenza consapevole e complice? Il dubbio rimane.

Roberto Loddo
Associazione 5 Novembre

La Nuova Sardegna, 6 luglio 2009

Le regole del nuovo regime penitenziario "Alta sicurezza 2" sono dure. E hanno fatto montare la protesta di alcuni dei reclusi, che sono riusciti a fare filtrare fuori dalle mura del carcere una lettera di protesta, in cui Macomer viene definita la "Guantanamo" sarda. Lettera che contiene accuse di violenze subite e vessazioni varie da parte delle guardie carcerarie. Condite con la descrizione di un trattamento carcerario "inumano".
Accuse riprese in rete da decine di blog. E di cui ha chiesto conto anche l’ex consigliera regionale Maria Grazia Caligaris. "La situazione creatasi nel carcere di Macomer - spiega Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione "Socialismo Diritti Riforme - dopo il cambio di destinazione della struttura che ospita attualmente molti detenuti arabi in regime di sorveglianza speciale richiede la visita urgente della Commissione "Diritti Civili". Anche perché si moltiplicano le segnalazioni di un presunto regime carcerario particolarmente rigido con trattamenti per molti aspetti disumani. Troppo spesso la Sardegna - continua l’esponente socialista - viene utilizzata come isola-carcere di detenuti extracomunitari provenienti dalle regioni del Nord del Paese. Ciò avviene sistematicamente nel carcere di Buoncammino, dove il sovraffollamento è insostenibile. Nel caso di Macomer desta preoccupazione il fatto che la struttura carceraria possa divenire il luogo ideale per ospitare cittadini arabi ritenuti pericolosi ma soprattutto la mancanza delle infrastrutture necessarie a rendere la detenzione secondo i dettami della Costituzione e delle dichiarazioni internazionali sul rispetto dei diritti umani". "In assenza a livello regionale del garante dei detenuti - sottolinea Caligaris - la Commissione "diritti civili" con una visita potrebbe verificare le condizioni di vita dentro la struttura, dialogare con gli operatori penitenziari e sentire i diretti interessati su ciò che avviene nella casa circondariale. Ciò rassicurerebbe i cittadini sardi liberi oltre che i detenuti ed eviterebbe illazioni. Non vorremmo che l’Italia - continua Maria Grazia Calligaris - dopo la disponibilità ad accogliere uno o due detenuti del famigerato carcere di Guantanamo, si dovesse caratterizzare negativamente per un trattamento penitenziario irrispettoso nei riguardi di cittadini extracomunitari di fede islamica". "Non può essere accettabile - ha concluso Caligaris - che non vengano garantiti la diversità di cibo, nel rispetto della religione, l’assenza di ministri di culto e di informazione. È facile prevedere che siano insufficienti i mediatori culturali, ma per realtà come quelle in cui convivono in regime carcerario extracomunitari di aree linguistiche differenti sono indispensabili anche per far capire i complessi meccanismi della vita detentiva. Ciò a maggior ragione per chi è in attesa di giudizio e non può comunicare con i congiunti".

domenica 5 luglio 2009

Macomer (Nu): la Commissione Diritti Civili, visiterà il carcere?


Agi, 2 luglio 2009

"La situazione nel carcere di Macomer, in provincia di Nuoro, dopo il cambio di destinazione della struttura che ospita attualmente molti detenuti arabi in regime di 41/bis, richiede la visita urgente della Commissione Diritti Civili del Consiglio regionale. Anche perché si moltiplicano le segnalazioni di un presunto regime carcerario particolarmente rigido con trattamenti per molti aspetti disumani". Lo denuncia l’ex consigliera regionale socialista Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione "Socialismo Diritti Riforme", in riferimento ad alcune lettere inviate da cittadini ristretti nell’istituto nuorese, alcuni per scontare la pena e altri in attesa di giudizio. "Troppo spesso la Sardegna - sottolinea l’esponente socialista - viene utilizzata come isola-carcere di detenuti extracomunitari provenienti dalle regioni del Nord del Paese. Ciò avviene sistematicamente nel carcere di Buoncammino, dove il sovraffollamento è insostenibile. Nel caso di Macomer desta preoccupazione il fatto che la struttura carceraria possa divenire il luogo ideale per ospitare cittadini arabi ritenuti pericolosi, ma soprattutto la mancanza delle infrastrutture necessarie a rendere la detenzione secondo i dettami della Costituzione e delle dichiarazioni internazionali sul rispetto dei diritti umani". "In assenza a livello regionale del Garante dei Detenuti - sottolinea Caligaris - la Commissione "Diritti Civili" con una visita potrebbe verificare le condizioni di vita dentro la struttura, dialogare con gli operatori penitenziari e sentire i diretti interessati su ciò che avviene nella casa circondariale. Ciò rassicurerebbe i cittadini sardi liberi oltre che i detenuti ed eviterebbe illazioni".

sabato 4 luglio 2009

Rifondazione: La Sardegna diventi terra di solidarietà e accoglienza!


Rifondazione Comunista sugli ultimi sbarchi di migranti in Sardegna.


Cagliari, Sabato 4 Luglio 2009

Apprendiamo dalla stampa che un centinaio di migranti nordafricani sono approdati ieri in un solo giorno sulle coste meridionali dell’Isola. Tra i migranti c’è anche una donna incinta. Leggo con preoccupazione che i migranti sarebbero stati trasportati al “discusso” Cpa di Elmas. Il Cpa di Elmas è una galera per migranti che deve essere chiusa perché non si conoscono ad oggi le reali funzioni gestionali. Non comprendiamo i motivi che hanno spinto le autorità competenti a imprigionare in maniera inumana e barbara una donna incinta nella prigione per migranti di Elmas. Non comprendiamo perché la Sardegna ancora una volta si debba allontanare da una concezione di isola accogliente e solidale.

A tutto ciò si aggiunge l’approvazione del Pacchetto Sicurezza con il reato di clandestinità e l’allungamento del periodo di detenzione nei Cie fino a sei mesi. Provvedimento che amplificherà la paura e il razzismo, alimenterà gli egoismi, l’esclusione sociale, e l’illegalità, negando accoglienza e solidarietà per le persone migranti.

Rifondazione Comunista a Cagliari contrasterà in ogni modo la cultura razzista e xenofoba del governo, anche con azioni di disobbedienza civile. Chiediamo la chiusura del Cpa di Elmas e di tutte le prigioni per migranti, perché deve essere riconosciuto il diritto d'asilo previsto dalla nostra Costituzione. Chiediamo di poter conoscere le condizioni dei migranti “ospitati” a Elmas e della donna incinta trasportata al Cpa di Elmas e ne chiediamo l’immediata liberazione con il ricovero in una struttura sanitaria adeguata.


Distinti Saluti
Giuseppe Stocchino
Segretario Federazione PRC Cagliari

Don Ettore Cannavera, riflessioni da "La Collina"

L'Associazione 5 Novembre, ha intervistato Don Ettore Cannavera, fondatore della comunità di accoglienza "La Collina", rivolta a giovani-adulti, di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, che vengono affidati dalla Magistratura di Sorveglianza come misura alternativa alla detenzione. Un interessante intervista sui temi della Giustizia, del Carcere, del precariato giovanile e della cultura della Solidarietà e dell'accoglienza.