martedì 10 novembre 2009

solidarietà all'Asarp, in difesa del diritto alla salute!



Il Partito della Rifondazione Comunista osserva da tempo con attenzione quello che avviene nel campo delle politiche sociali, sanitarie e della salute mentale in particolar modo. Come segnalano i documenti internazionali dell'OMS e dell'Unione Europea, i diritti delle persone che vivono la malattia mentale sono spesso negati, le loro libertà più elementari ridotte ai minimi termini proprio in quelle istituzioni pubbliche destinate alla cura e alla riabilitazione. In questi ultimi anni la Sardegna è stata protagonista di una triste vicenda: la morte di Giuseppe Casu nel reparto psichiatrico dell'Ospedale "SS. Trinità" di Cagliari dopo un ricovero di 7 giorni, decesso che ha aperto una vicenda giudiziaria, tuttora in corso, circa i metodi di contenzione adottati che avrebbero causato il decesso del paziente. La vicenda Casu ha ricordato la drammaticità di queste situazioni che continuano ad esistere nel nostro Paese, nonostante gli importanti progressi raggiunti nel campo della psichiatria e della tutela della salute mentale con la chiusura degli ospedali psichiatrici.

Su questi fatti la posizione di Rifondazione è stata sempre chiara ed espressa con diverse interrogazioni in consiglio comunale e in consiglio regionale. Così come è chiara la posizione dell'ASARP che da anni si batte sui temi dei diritti e che, specialmente nelle ultime settimane, è stata oggetto di un attacco che ci sembra abbia raggiunto livelli intollerabili. Proprio la struttura gestita dall'associazione, la casa famiglia “Casamatta”, è stata oggetto di denuncia da parte di un medico della ASL di Cagliari. Denunce di maltrattamenti nei confronti delle persone ospiti della casa, che anche le opportune verifiche effettuate dal Nucleo Operativo Antisofisticazioni dei Carabinieri hanno dimostrato infondate. Come chi conosce da vicino l'operato dell'associazione dei familiari sa bene, “Casamatta” rappresenta un esempio delle possibilità di assistere le persone nella pienezza dei diritti. Nel 1991 quando l'associazione dei familiari diede vita alla casa famiglia fu un momento di importanza epocale per lo sviluppo delle politiche nella nostra regione. In quegli anni nella provincia di Cagliari non esisteva nessuna struttura di riabilitazione. L'ospedale psichiatrico di Villa Clara era ancora operativo e oggetto di scandali reali per le morti dei ricoverati che si susseguirono alla fine degli anni '80.
I servizi territoriali, d'altro canto, erano ad un livello embrionale che non permetteva nessun tipo di sostegno reale ad utenti e famiglie che vivevano la realtà della sofferenza psichica. In questo scenario quest'esperienza pilota nata per volontà della presidente Gisella Trincas, dei familiari, ma anche di alcuni operatori dei servizi pubblici, rappresentò un segnale delle potenzialità di una cura che tenesse conto della dignità e della promozione delle capacità delle persone con disturbo mentale. La struttura ha visto negli anni un grande investimento in formazione del personale e raggiungimento di standard di assistenza elevati. Non a caso nel 1999 la Federazione Italiana per il Volontariato (FIVOL) ha conferito all’associazione il premio nazionale della solidarietà, proprio per la realizzazione della casa. Per queste ragioni vogliamo manifestare la nostra solidarietà a Gisella Trincas, ai familiari e agli operatori della struttura, consci che il diritto alla salute, per potersi dispiegare, ha bisogno non solo di operatori sanitari capaci, ma anche della vigilanza attenta e consapevole di familiari e utenti dei servizi. Il Partito della Rifondazione Comunista si impegna, attraverso una serie di iniziative, a sensibilizzare l’opinione pubblica, in merito alle problematiche della salute mentale.


Giuseppe Stocchino
Segretario federale PRC (Cagliari)

domenica 8 novembre 2009

Buoncammino: detenuta belga 21enne invia appello a Papa Ratzinger



Adnkronos, 7 novembre 2009

"Sono innocente e non riesco a comprendere parchè mi trovo ancora in cella dopo oltre quattro mesi di indagini. Qui sono sola e non ho nulla. Il processo per dimostrare la mia estraneità non è stato ancora fissato. La mia unica colpa è di essere stata ingenua a fidarmi di un uomo che mi ha potuto ingannare con facilità anche per la mia giovane età, ma non ho commesso alcun reato". Sono in sintesi le parole della lettera-appello al Papa di Melissa Sauvage, 21 anni, di Seraing (Belgio), una cittadina in provincia di Liegi, in carcere a Buoncammino per concorso in traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, dopo essere stata arrestata a Cagliari insieme ad un italiano, che trasportava droga. Melissa Sauvage non si dà pace e non riesce a farsi una ragione del perché non venga creduta perciò ha deciso di scrivere a Papa Ratzinger. "Lo riferisce - sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo Diritti Riforme - alle agenti di polizia penitenziaria, ai volontari dell’associazione che l’assistono insieme a suor Angela e Padre Massimiliano, agli interpreti, ai medici e agli educatori del carcere". Nutre molte speranze per l’incontro, previsto per l’1 dicembre prossimo, con un magistrato e due ispettori di polizia belgi, che "spero - riferisce le parole della Sauvage, Maria Grazia Caligaris - possa chiarire definitivamente la mia posizione. Sono incensurata e mi auguro che conoscendo la mia realtà possa cambiare radicalmente la mia posizione. Sono angosciata da questa condizione". Per lei si sono già mobilitati i concittadini belgi che in oltre 700 hanno sottoscritto una petizione alla Regina Paola di Belgio affinché la giovane donna possa attendere il processo accanto alla figlia ed alla madre e riprendere il lavoro che svolgeva prima dello sfortunato viaggio in Sardegna. "Non riesco a dormire - ripete Melissa in lacrime con un italiano appreso in cella, sempre con parole riferite dalla Caligaris - per la preoccupazione che mi suscita la condizione di mia figlia di quattro anni e di mia madre alcolista. Entrambe hanno bisogno di me e io di loro. Ho detto tutto quello di cui ero a conoscenza, ho fornito gli elementi per dimostrare la mia innocenza. Perché non vengo creduta? Non è più possibile per me restare dentro una cella, lontano dai miei affetti più cari, senza un motivo concreto. In questo modo rischio di impazzire". La giovane, incensurata, è stata arrestata il 30 giugno 2009 all’arrivo in Sardegna per una vacanza con Francesco Lombardo, 38 anni, di Palermo. Nell’auto del siciliano i Carabinieri avevano rinvenuto oltre un chilogrammo di cocaina. "Melissa è in una situazione psicologica difficile e molto delicata per un insieme di circostanze avverse. Una storia che - conclude Caligaris - risulta particolarmente coinvolgente sotto il profilo umano. Una giovane donna, illusa ed usata, con una problematica esperienza personale e familiare pregressa, sofferente per lontananza della figlioletta e per la solitudine dovuta all’impossibilità di poter contare sulla presenza dei familiari. L’auspicio è che i tempi della carcerazione preventiva non si prolunghino ulteriormente".

Buoncammino: influenza A; nel carcere servono mille dosi di vaccino



Ansa, 7 novembre 2009

"Le condizioni di sovraffollamento del carcere di Buoncammino con diversi detenuti in condizioni precarie di salute e con deficit immunitario rendono urgente la somministrazione del vaccino AH1N1. Indispensabile inoltre se si vuole garantire l’incolumità e l’efficienza di Agenti di Polizia Penitenziaria, medici, infermieri e operatori". Lo afferma l’ex consigliera regionale socialista Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione "Socialismo Diritti Riforme" sottolineando che "è stato completato da diversi giorni il monitoraggio sulle necessità chiesto dall’assessorato regionale della Sanità ma ancora non sono arrivati i vaccini". "A Buoncammino, secondo una stima realistica sono indispensabili - afferma Caligaris - almeno 1.000 dosi di vaccino. La distribuzione del farmaco, anche in relazione all’andamento epidemiologico dell’influenza AH1N1, permetterebbe se effettuata in tempi brevi di creare una barriera sanitaria precauzionale utilissima. Nell’istituto cagliaritano infatti soggiornano oltre ai 500 detenuti altrettante persone con ruoli diversi".

mercoledì 4 novembre 2009

La cella ne ha uccisi già centoquarantasei. In un anno



di Valentina Ascione - 3 novembre 2009


All’indomani del suicidio di Diana Blefari Melazzi, mentre il caso di Stefano Cucchi continua a deflagrare in tutta la sua assurdità, si accende inevitabilmente l’attenzione sul mondo delle carceri e sull’umanità dolente che popola i circa duecento istituti italiani. Un universo silente, troppo spesso dimenticato perché percepito come lontano, se non addirittura avulso, dal mondo che gira veloce dall`altra parte delle sbarre. Eppure la popolazione carceraria ha superato da poco le 65 mila unità, sfondando quel tetto indicato come “limite di tollerabilità”, ammesso che sia possibile fissare scientificamente un punto oltre il quale le mura di una galera non riescono più a sostenere la pressione dei corpi e un corpo a sopportare la riduzione dello spazio vitale. Alcune storie hanno la capacità di squarciare, magari per poco, il velo di silenzio che oscura lo svolgersi quotidiano della vita dei detenuti, perché il protagonista è noto alle cronache, o perché cè una famiglia che coraggiosamente ingaggia una battaglia per la verità. Per i pochi casi che finiscono sotto i riflettori, però, ce ne sono moltissimi altri che restano nellanonimato o finiscono nel dimenticatoio.
Nel dossier di Ristretti Orizzonti, “Morire in carcere”, si legge che negli ultimi dieci anni negli istituti di pena italiani sono morti 1500 detenuti e che i suicidi sarebbero più di un terzo. Dall`inizio del 2009 si sono già contati 146 morti, di cui 60 suicidi e i restanti dovuti a morte naturale o a cause non chiare. Chissà come è stata, catalogata la morte di Sami Mbarka Ben Gargi, il tunisino 42enne detenuto nel carcere di Pavia, che a settembre scorso si è lasciato morire di stenti, dopo quasi due mesi di sciopero della fame, per protestare contro la condanna per violenza sessuale. Quella di Nicky Gatti Aprile è stata archiviata come suicidio, anche se la madre non ha mai creduto a questa ipotesi . Il giovane è morto nel giugno del 2008, a soli 26 anni, nel carcere di Sollicciano, dove si trovava con laccusa di truffa informatica. Tutti gli interrogativi su questa morte sospetta, che la madre di Nicky, Ornella, crede essere omicidio, sono raccolti in un blog, così come quelli relativi alla vicenda di Stefano Frapporti. Lo scorso 21 luglio il muratore 48enne di Rovereto viene fermato per uninfrazione stradale da due carabinieri e viene arrestato perché sospettato di spaccio. Pure lui, come Stefano Cucchi, non uscirà mai vivo dal carcere: a poche ore dal fermo i secondini lo trovano impiccato nella sua cella. Anche questa storia è piena di punti oscuri, i familiari di Stefano non riescono a darsi pace e reclamano giustizia. E ieri è tornata a farsi sentire la madre di Marcello Lonzi, per chiedere al ministro Alfano di guardare su internet le foto del cadavere di suo figlio e darle finalmente le risposte che insegue da oltre sei anni. Marcello era recluso nel penitenziario di Livorno per tentativo di furto è lì è stato trovato morto il 12 luglio del 2003.
La prima indagine stabilì che si trattava di morte per cause naturali, ma i segni sul corpo e sul viso del ragazzo, rilevati anche dall`autopsia, sollevavano forti dubbi su questa conclusione. La mamma, Maria Ciuffi, è convinta che il giovane morì in seguito a un pestaggio, la procura ha aperto una nuova indagine nella quale risultano indagati un detenuto e tre agenti. “Non parlo solo per me - ha spiegato la donna - ma per tutte quelle madri che non hanno avuto lo stesso trattamento riservato al caso Cucchi”. La recente morte del 31enne romano sembra infatti aver scoperchiato un vaso di pandora. “Perché non si parla anche delle «strane» morti di cittadini romeni in Italia?” - chiede il Partito Identità Romena che lancia un appello affinché non venga dimenticato la “strana morte avvenuta nella Caserma dei carabinieri di Montecatini di Sorin Calin”, avvenuta a pochi mesi di distanza da quella di Cristian Lupu, a Frosinone, “uscito cadavere da altra stazione dei Carabinieri”. “Non si può mettere alla gogna mediatica una intera comunità e poi tacere quando sono i cittadini romeni ad essere vittime di situazioni incredibili”. Quella dei pestaggi sembra essere una piaga profonda.
E di soli pochi giorni fà la denuncia del quotidiano La Città di Teramo di violenze nel carcere Castrogno: la registrazione di una conversazione tra agenti, recapitata da mano ignota al direttore del quotidiano, getta sullistituto il sospetto di una prassi ormai consolidata. Ecco alcuni frasi impresse sul nastro: “(…) Lo sanno tutti (…) in sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto”. “Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto”. Il dialogo a due voci, secondo quanto scritto da La Città, condurrebbe ad un comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno ed sovrintendente che il giorno del presunto pestaggio, sarebbe stato di turno come capo-posto, ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti. Il Comandante Luzi ha confermato alla parlamentare radicale Rita Bernardini - autrice di uninterrogazione sul caso, che ieri sè recata in visita ispettiva a Teramo - che la voce del nastro è la sua. “Però - riferisce la deputata ha spiegato che le sue parole sono state estrapolate rispetto ad un contesto diverso da quello che si immagina”. Anche se l`istituto versa in pessime condizioni e il personale è nettamente sottodimensionato, durante la visita i detenuti non hanno fatto riferimento a pestaggi o violenze. La magistratura indaga.

lunedì 5 ottobre 2009

Cagliari: Manifestazione Contro il Razzismo 17 Ottobre 2009


APPELLO
MANIFESTAZIONE CONTRO IL RAZZISMO
CAGLIARI 17 OTTOBRE 2009
Ore 10.30
Piazza Garibaldi

Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo. A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di "immigrazione clandestina" e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali,e li lascia preda di un mercato del lavoro che li sottopone a condizione di continuo ricatto quando non di schiavitù.

Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità.Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste.La Sardegna sempre più è diventata terra di sbarchi e di detenzione ed il centro di Elmas nato come centro di detenzione e smistamento dei prigionieri (ipocritamente definito dalle autorita' come centro di primo soccorso e identificazione) e come tale utilizzato gia' nell'autunno del 2007,ben prima dell'apertura ufficiale (del Giugno 2008)e a periodi, malamente adattato anche a luogo di concentramento e di semi-detenzione dei richiedenti asilo, torna ad essere (da Dicembre 2009) esclusivamente un luogo di detenzione.

E' il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo. Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all'Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d'ordine:

No al razzismo. Regolarizzazione generalizzata per tutti. Abrogazione del pacchetto sicurezza. Accoglienza e diritti per tutti. No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono. Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro. Diritto di asilo per rifugiati e profughi. Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE). No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell'accesso ai diritti. Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all'istruzione per tutte e tutti. Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro. Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender.. A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro. chiusura centro di Elmas.


mercoledì 30 settembre 2009

Testa: le prescrizioni per i pestaggi di San Sebastiano, ennesima conferma dell'urgente necessità di una amnistia


Si apra al più presto ampio dibattito in Parlamento.

Roma, 30 settembre 2009 da radicali.it
• Dichiarazione di Irene Testa, Segretario dell'Associazione Radicale Il Detenuto Ignoto


Anche se non pare che per il momento le agenzie nazionali ne abbiano dato notizia, in Sardegna i maggiori organi di informazione oggi danno rilievo all'esito scandaloso di alcuni dei procedimenti contro gli agenti di polizia penitenziaria che il 3 aprile del 2000 furono autori del violento pestaggio inflitto in massa a una trentina di detenuti nel carcere San Sebastiano di Sassari: sette prescrizioni per decorrenza dei termini, tra chi scelse di farsi processare con il rito ordinario. Colpevoli, secondo il collegio del Tribunale di Sassari, hanno così beneficiato di quella strisciante amnistia di classe - come la definisce spesso Marco Pannella - delle prescrizioni, riservata solo a chi ha i mezzi e l'assistenza legale per protrarre oltre i termini utili i processi. Queste prescrizioni sono solo l'ennesima conferma che lo stato dello giustizia italiana, i cui tempi interminabili producono oggi un accumulo di più di 9 milioni di processi civili e penali che giacciono nelle cancellerie dei tribunali, necessita di un'urgente e non più rimandabile riforma. Per quanto ancora il Parlamento potrà sottrarsi dall'affrontare il più ampio dibattito sulla giustizia e sulla responsabilità davanti al popolo elettore di votare un'amnistia alla luce del sole, contro l'imbroglio di una giustizia che si ritrova sempre di più ad essere violenta contro i deboli, ma raggirabile dai forti?

La vergogna dei bambini detenuti


Carceri: anche due bimbi piccoli in cella a Cagliari
Lo denuncia l'associazione ''Socialismo diritti riforme''

(ANSA) - CAGLIARI, 28 SET - Uno ha compiuto 13 mesi il 25 settembre scorso, l'altra di mesi ne ha 7 ed e' arrivata da poco con la mamma, una giovane nomade. Sono i piccoli attualmente rinchiusi nel carcere di Buoncammino, secondo l'ex consigliera regionale Caligaris,oggi presidente dell'associazione 'Socialismo diritti riforme'''E' assurdo - dice -che non sia stato ancora risolto in Sardegna, nonostante le dichiarazioni di principio del ministro Alfano, il problema dei minori di 3 anni negli istituti di pena''.

domenica 13 settembre 2009

Conferenza stampa di presentazione del libro In carcere: del suicidio ed altre fughe



Conferenza stampa di presentazione del libro In carcere:

del suicidio ed altre fughe

di Laura Baccaro e Francesco Morelli


Martedì 22 settembre 2009, ore 12:00

Sala Stampa della Camera dei Deputati

‐ Via della Missione 4 ‐ Roma


Presentano

• Ornella Favero (Direttore responsabile di “Ristretti Orizzonti”)

• Irene Testa (Presidente dell’Associazione “Il Detenuto Ignoto”)

• Laura Baccaro (Co‐autore del libro, Psicologa e Criminologa)Intervengono

• Rita Bernardini (Deputato Radicali / Partito Democratico)

• Luigi Manconi (Presidente Associazione “A Buon Diritto”)

• Patrizio Gonnella (Presidente Associazione “Antigone”)

• Riccardo Arena (Direttore di “Radio Carcere”)

• Rappresentante del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Don Ettore Cannavera, riflessioni da "La Collina"

i Blog di Associazione 5 Novembre, Precarinlinea e Precariola uniti per intervistare Don Ettore Cannavera , fondatore della comunità di accoglienza "La Collina", rivolta a giovani-adulti, di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, che vengono affidati dalla Magistratura di Sorveglianza come misura alternativa alla detenzione. Un interessante intervista sui temi della Giustizia, del Carcere, del precariato giovanile e della cultura della Solidarietà e dell'accoglienza.

Il Notiziario Quotidiano sul Carcere

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