lunedì 30 giugno 2008

Salviamo la legge Gozzini! Aderiamo all'appello della redazione di “Ristretti Orizzonti”


Salviamo la legge Gozzini!
Una legge che crea Sicurezza

Il Disegno di legge “Berselli” (n. 623), che mira a ridurre drasticamente i “benefici penitenziari”, abolendo la liberazione anticipata, vietando la semilibertà per gli ergastolani e, in generale, rendendo più difficile l’ammissione a tutte le misure alternative, a nostro avviso rappresenta un pericolo gravissimo per il reinserimento dei detenuti, per il governo delle carceri e, infine, per la sicurezza di tutta la società.

Ha senso rinunciare, in un momento in cui al centro dell’attenzione di tutti c’è la voglia di vivere più sicuri, a una legge che da anni contribuisce proprio a creare SICUREZZA? Si respira, nella società libera, sempre più paura e ansia per la sicurezza e per la qualità della propria vita, e in carcere intanto, tra le persone detenute cresce l’ansia che nessuno “fuori”, abbia più voglia di riaccogliere chi ha commesso reati, ma ha anche iniziato un faticoso percorso di reinserimento. C’è una legge, così importante, che permette a chi sta in galera di avviare un lento rientro nella società fatto di piccoli passi, che vanno dai permessi premio alle misure alternative alla detenzione, e di coltivare in ogni caso la speranza che ci sia sempre un’altra possibilità nella vita, ed è la legge Gozzini. Una legge che vogliamo difendere con forza, perché in questi anni ha permesso a migliaia di persone di ricostruirsi un futuro decente dopo il carcere.

Dicono che tenere le persone più tempo in galera garantisca a chi sta fuori in libertà, una vita meno esposta a rischi. Non è così, non è affatto così. Ci sono i numeri a dire il contrario, a dire che, tra chi si fa la galera fino alla fine, il 69% torna a commettere reati, e tra chi invece esce prima, ma gradualmente con le misure alternative, la recidiva è del 19%. E comunque, al di là delle statistiche, dovrebbe essere il buon senso a far capire, se raffreddiamo i toni e torniamo a ragionare, che una persona che cominci un percorso di rientro nella società, controllato e con tappe chiare, sarà meno incattivita, spaesata, priva di riferimenti di una, scaraventata fuori dalla galera a fine pena, a fare indigestione di libertà e di solitudine.

Il recupero a una convivenza civile di chi ha commesso reati rappresenta senza ombra di dubbio il miglior strumento di tutela della società, mentre tenere in carcere una persona fino alla fine della condanna produce un apparente ed illusorio senso di sicurezza, quando in realtà il problema è soltanto rimandato: un giro di vite alla legge Gozzini non comporterebbe quindi la diminuzione dei reati, ma semmai un quasi sicuro aumento. Il problema è che si fa sempre un gran rumore quando un detenuto in semilibertà commette dei reati, e sono davvero eventi rari (lo 0,24 %), mentre non si parla quasi mai delle centinaia di persone che proprio grazie alle misure alternative al carcere, come la semilibertà, sono riuscite a lavorare, a formarsi una famiglia e a costruirsi una vita dignitosa nella legalità.

Il sospetto è che, quando si parla di certezza della pena, si faccia un grande errore. Si dice che bisogna tenere le persone in galera fino all’ultimo giorno, ma in questo modo si vuole impedire di fatto ai condannati di ritornare gradualmente nella legalità. Mentre secondo noi certezza della pena deve significare processi più rapidi e che abbiano una fine certa. Bisognerebbe allora avere l’onestà di chiedere per tutti certezza della giustizia, e dei suoi tempi, e non certezza della galera. E bisognerebbe anche avere il coraggio di fare un bilancio serio, e di dire che il senso di umanità verso i condannati, anche quelli col “fine pena mai”, è una garanzia per tutti: certo, lo è per noi che stiamo in carcere, e per i nostri famigliari, che spesso sono le nostre prime vittime, ma lo è anche per i cittadini “per bene”, perché vivere in una società che sa riaccogliere è una scuola di umanità, di equilibrio e di serenità che, alla lunga, costituisce una garanzia di maggior sicurezza per tutti.

Padova, 18 giugno 2008
La Redazione di “Ristretti Orizzonti”

Per aderire all'appello inviate un messaggio a
redazione@ristretti.it



mercoledì 18 giugno 2008

Mercoledì 25 giugno Presentazione del libro di Paolo Pisu "Figli della Società" Carcere, devianza e conflitto sociale


Figli della Società
Carcere, devianza e conflitto sociale

di Paolo Pisu

Cuec Editrice

Intervengono con l'autore

Alessandro Frau
Roberto Loddo
Francesco Massidda
Graziano Mesina
Giuliano Pisapia
Antonio Volpi

Coordina
Ettore Cannavera

Segue buffet e spettacolo musicale con Simona Deidda

Mercoledì 25 giugno 2008
ore 18.00
Sala Cosseddu (Casa dello studente)
Via Trentino – Cagliari

sabato 14 giugno 2008

Cagliari: madre ai domiciliari rischia sfratto e rientro carcere


Dire, 14 giugno 2008



Grande mobilitazione a Cagliari per una giovane donna con due bambini di 7 e 5 anni. Occupava abusivamente un appartamento dell’Istituto case popolari, quando è finita ai domiciliari. Con lo sfratto rischiava di finire a Buoncammino.


Ha rischiato per cinque mesi di finire nel carcere di Buoncammino, nonostante avesse beneficiato degli arresti domiciliari per prendersi cura dei figli di 7 e 5 anni. Questo perché una giovane madre di Cagliari, P. Z. di 32 anni, aveva occupato abusivamente nel febbraio scorso un appartamento dell’Istituto autonomo case popolari (Iacp) in via Monte Acuto, lasciato per qualche giorno abbandonato dall’inquilina intestataria perché era stata ricoverata in ospedale.


Un mese dopo, la donna era però rimasta impigliata nella maxi inchiesta sul traffico di droga a Cagliari culminata con l’arresto di due carabinieri e con decine di arrestati in città e nella provincia. Sia per lei che per il suo compagno, il Giudice per le indagini preliminari aveva chiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari, ma proprio nella casa occupata abusivamente e che avrebbe dovuto lasciare.


Un intoppo giudiziario: da una parte l’ordinanza del Gip che le impediva di uscire da quella casa, concedendole solamente la possibilità di andare a portare e riprendere i figli da scuola, dall’altra il decreto di sgombero firmato dal pubblico ministero Emanuele Secci che l’aveva indagata per occupazione abusiva. Il rischio, pesantissimo, era che quando l’avessero sfrattata la donna sarebbe dovuta finire in cella e i bambini affidati ai servizi sociali del Comune.


Lanciato l’allarme dagli avvocati difensori Annamaria Busia e Marco Piras, a Cagliari è scattata una vera e propria mobilitazione per cercare di bloccare lo sfratto. Nello stesso tempo, le assistenti sociali hanno cercato per settimane un alloggio che ospitasse i due detenuti con i figlioletti. Tutto inutile, sino a ieri pomeriggio quando il Gip Alessandro Castello ha disposto un’ordinanza che modificava la prima richiesta di custodia cautelare, trasferendo di fatto il luogo di detenzione dalla casa occupata in via Monte Acuto ad un secondo appartamento che i familiari della donna sono riusciti a trovare in extremis.


Appena in tempo. Poche ore dopo, gli agenti della polizia municipale ed i carabinieri hanno fatto irruzione nella casa, sequestrandola e disponendone la restituzione alla legittima assegnataria che, nel frattempo, era stata dimessa. In questi mesi, dopo il ricovero, la cinquantenne cagliaritana a cui era stato "rubato" l’appartamento ha dovuto vivere con i figli ospite di parenti.


Una lunga battaglia, quella per evitare che la giovane madre finisse in carcere, che ha impegnato pesantemente anche la Commissione "Diritti Civili" della Regione, interessata dal cogliere regionale Maria Grazia Caligaris che aveva presentato un’interrogazione all’assessore dei Lavori Pubblici, Carlo Mannoni, chiedendo che venisse emanato un provvedimento dallo Iacp che evitasse lo sfratto.


Una strada impossibile, visto che il decreto penale di sgombero era stato deciso dalla Procura in seguito ad un reato. Soddisfazione, in queste ore, è stata espressa non solo da vari componenti della Commissione "Diritti Civili" della Regione, ma anche dalle assistenti sociali del Comune che stanno seguendo da vicino i due bambini con entrambi i genitori agli arresti domiciliari.


(nell'immagine) Laura Lussana - "Madre con bambino"

Cagliari: Caligaris (Psi); caso di tubercolosi al Buoncammino


Adnkronos, 14 giugno 2008
Dalla Redazione del Centro studi
di Ristretti Orizzonti www.ristretti.it



"Un caso di tubercolosi è stato individuato dai medici della Casa Circondariale di Buoncammino, il carcere di Cagliari. L’ammalato, dopo gli accertamenti diagnostici, è stato ricoverato nel reparto di Pneumologia dell’ospedale Binaghi.


L’altro detenuto, che era con lui in cella, è stato posto in isolamento. Contestualmente sono state adottate le misure di profilassi ambientale per evitare qualsiasi ipotesi di contagio all’interno dell’Istituto di pena. Lo afferma il consigliere regionale socialista Maria Grazia Caligaris (Psi) che segue con particolare attenzione l’evolversi della situazione nelle carceri dopo il passaggio della medicina penitenziaria al servizio sanitario regionale.


"Il caso - ha precisato Caligaris - è venuto alla luce grazie ai sanitari del carcere che periodicamente e costantemente effettuano il monitoraggio dei ristretti con specifiche analisi. Il detenuto è risultato positivo a un esame toracico che ha evidenziato una caverna tubercolare aperta verso il bronco. Ne è seguito l’immediato isolamento respiratorio e le cure necessarie a dimostrazione dell’importante ruolo della medicina penitenziaria ancor più in un momento delicato di modifica sostanziale del servizio".


"Un passaggio delicato che avviene, in Sardegna, quando ancora non sono stati definiti i criteri di attuazione da parte della Regione. Nell’attesa - sottolinea Caligaris - è indispensabile che la sanità penitenziaria non venga in alcun modo ridimensionata negli organici e nelle risorse dal Ministero della Giustizia. È una necessità che riguarda tutti gli Istituti di pena dell’Isola dove le condizioni della popolazione detenuta, prevalentemente ammalati e molti con doppia diagnosi, richiedono un potenziamento ed una forte intesa tra Regione e strutture sanitarie. Ecco perché - conclude - è indispensabile audire in Commissione Diritti Civili l’assessore Dirindin, il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria, i rappresentanti degli operatori sanitari e i Direttori degli Istituti".


giovedì 5 giugno 2008

Immigrazione: a Cagliari aperto un Cpt, da oggi i primi arrivi


Redattore Sociale, 4 giugno 2008
Dalla Redazione del Centro studi

di Ristretti Orizzonti www.ristretti.it



Una ringhiera alta tre metri circonda l’ex caserma degli avieri nella base dell’aeronautica militare di Elmas. Da domani ospiterà i primi cento somali: hanno tutti chiesto asilo politico. Una ringhiera alta circa tre metri che circonda l’intera ex caserma degli avieri trasformata nel primo centro di permanenza temporanea della Sardegna. Ma non sarà una prigione. Una parte degli ospiti, quelli già identificati, potranno uscire durante il giorno (accompagnati), per poi tornare entro le 20. Restaurato da cima a fondo, nel pomeriggio il complesso è stato presentato ufficialmente alle autorità e alla stampa, pronto per entrare in funzione già dalle prossime ore.


Domani mattina, infatti, arriveranno da Lampedusa con un charter i primi cento immigrati di nazionalità prevalentemente somala: sono già stati tutti identificati e hanno chiesto asilo. Resteranno a Elmas in attesa di ricevere lo status di rifugiati politici. Verranno ospitati al secondo piano dell’edificio, dove sono presenti le camerate con i servizi, mentre al piano terra è stata allestita una mensa e l’infermeria. Potranno uscire durante il giorno, mai da soli, ma dovranno tornare per la notte.


Complessivamente, il nuovo Cpt cagliaritano potrà contare su 220 posti letto, in buona parte destinati agli immigrati clandestini che sbarcheranno quest’estate nelle spiagge sarde. In questo caso, al contrario di chi è in attesa di risposta per l’asilo politico, il centro servirà oltre che per la primissima accoglienza, anche per le visite mediche e per l’identificazione. "Resteranno 48 ore per la foto-segnalazione - spiega Bruno Corda, vice-prefetto di Cagliari - poi saranno avviati ai centri nazionali di identificazione e espulsione, sempre che non richiedano l’asilo politico".


La gestione del centro di permanenza temporanea sarà la società siciliana Connecting People, che già si occupa dei centri di Siracusa e Gorizia: per ciascun immigrato incasserà 29 euro al giorno, mentre la sorveglianza sarà affidata a 20 carabinieri del Battaglione Sardegna e altrettanti poliziotti del reparto celere, più medici della Asl e qualche agente che sarà addetto all’identificazione. Già previsto, però, un rafforzamento degli uomini, in vista dell’estate e dell’annunciato sbarco massiccio di immigrati clandestini provenienti in modo particolare dall’Algeria. È Hannaba, infatti, il principale porto di partenza dei tanti migranti che sbarcano nell’Isola.


E durante la visita al complesso, i funzionari della Prefettura hanno anche diffuso i dati sul crescente fenomeno degli sbarchi, sebbene le autorità tendono già ad escludere qualsiasi emergenza. E se lo scorso anno i nordafricani approdati in Sardegna sono stati 1597 (824 nei soli mesi di luglio e agosto), quest’anno sono 163 (tunisini e algerini). Elevata anche la percentuale degli irregolari che vengono poi segnalati alle varie Questure: la provincia di Nuoro risulta essere la seconda in Italia quanto a presenza di immigrati senza permesso di soggiorno (35,5 irregolari ogni cento stranieri), Sassari ne conta 32 e Cagliari 24,5. A Oristano la percentuale scende ad appena 15 stranieri irregolari su 100.


Il Ministero degli Interni studia il fenomeno, tenuto comunque sotto controllo e che non mostra particolari segnali di allarme. L’unica nota significativa è il sistema utilizzato per attraversare le poche decine di miglia di mare che separano l’Algeria dalla Sardegna. Se lo scorso anno i migranti venivano spesso salvati dalla Guarda Costiera mentre navigavano a bordo di bagnarole in legno con motori da 4 cavalli, quest’anno le motovedette hanno già intercettato alcuni motoscafi d’altura: imbarcazioni che permettono la traversata in poche ore.


(Nell'immagine) Maria Pezzica "All'improvviso"

lunedì 2 giugno 2008

L’Articolo 41 Bis: Crudeltà o Necessità?


L’Articolo 41 Bis

Articolo 41 bis da Wikipedia l'enciclopedia libera

Una spallata al carcere duro da Oltre le Sbarre 07 gennaio 2008

Carcere duro ancora più duro da Oltre le Sbarre 24 luglio 2008

Il 41 bis è già tortura da Il manifesto 26 Agosto 2008

La situazione nelle sezioni del 41 bis da Radicali.it

Risoluzione Coord. Naz. Giuristi Democratici da Giuristidemocratici.it

Testimonianze, articoli e saggi
da Filarmonici

Il regime del 41 bis è tortura bianca da Altrosud di Francesco Caruso





(Nell'immagine) Piet Mondrian "
composizione con largo piano blu, rosso , nero, giallo e grigio"

domenica 1 giugno 2008

Sardegna: Caligaris (Psi); cure sanitarie per tossicodipendenti


Ansa, 31 maggio 2008
dalla Redazione del Centro studi

di Ristretti Orizzonti www.ristretti.it


"Il passaggio alle aziende sanitarie locali della medicina penitenziaria comporta una serie di problemi relativi all’assistenza dei detenuti. In particolare rischia di determinare una sperequazione di trattamento per gli ammalati, specialmente per quelli che potrebbero accedere alle pene alternative in quanto tossicodipendenti con doppia diagnosi.


Bisogna infatti quantificare l’investimento che la Regione intende fare per garantire la collaborazione con le Comunità terapeutiche evitando logiche ragionieristiche improntate al risparmio". Lo sostiene la consigliera regionale socialista Maria Grazia Caligaris (Partito Socialista) con riferimento al definitivo passaggio avvenuto oggi con la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale del decreto.


"Le continue denunce - ha aggiunto Caligaris - sulle condizioni di salute dei detenuti richiedono quindi di porre mano immediatamente alle norme attuative del decreto con specifico riferimento al personale sanitario convenzionato e alle comunità terapeutiche ma impone di rendere al più presto fruibile il reparto per detenuti nell’ospedale "Santissima Trinità" a 15 anni di distanza dalla legge che ne ha sancito l’istituzione alleggerendo così anche il carico di lavoro degli agenti per le traduzioni e i piantonamenti".


"Occorre affrontare subito le criticità - ha sottolineato Caligaris - sollecitando inoltre il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a limitare i flussi di detenuti nelle carceri sarde e in particolare a Buoncammino dove si registra una presenza di 442 ristretti e un grave problema di insufficienza di Agenti di Polizia Penitenziaria. Il sovraffollamento della sezione femminile, dove ci sono prevalentemente immigrate con problemi di compatibilità ambientale, contrasta fortemente con l’inadeguato numero di agenti donne".


"Non si può infine ritenere che sia sufficiente trasferire la medicina penitenziaria alle Asl per renderla automaticamente vicina ai bisogni se non ci sono strumenti idonei per affrontare le questioni problematiche. Se il carcere non funziona - ha concluso l’esponente socialista - l’intera società rischia di andare il tilt perché il recupero di chi ha sbagliato non può avvenire esclusivamente con la punizione".


(nell'immagine) Vassilij Kandinskij - "Improvvisazione con forme fredde"


Sardegna: Poretti (RI); 3 detenuti morti per botte in un mese


Ansa, 31 maggio 2008
dalla Redazione ne Centro studi
di Ristretti Orizzonti www.ristretti.it

Nelle carceri della Sardegna si registra un dato davvero inquietante: nel solo mese di maggio tre persone detenute, due italiani e una nigeriana, sono morte dopo essere state coinvolte in zuffe con altri detenuti. La responsabilità di tali pestaggi, due avvenuti nel carcere Buoncammino di Cagliari, uno in quello di Oristano, per il momento sarebbe attribuita a detenuti immigrati. Poco altro è stato diffuso a proposito delle inchieste aperte dalla magistratura che ancora attendono i risultati di autopsie e perizie necroscopiche per accertare le reali cause dei decessi.


Non si capisce come, in strutture con elevati livelli di sorveglianza come gli ambienti di detenzione, simili accadimenti possano verificarsi. Ci sembra urgente e necessario chiedere che le istituzioni facciano luce subito su una tale escalation di violenza in pochi giorni all’interno delle carceri. È un dato che, con l’aumento della popolazione detenuta, nuovamente in gran parte sovraffollate, si registra più in generale nell’intero territorio nazionale, ma che in Sardegna, dove anni fa scoppiò lo scandalo dei pestaggi nel carcere di San Sebastiano, assume un carattere ancora più sinistro. Col Sen. Marco Perduca nei prossimi giorni presenteremo un’interrogazione urgente al Ministro della Giustizia per chiedere l’avvio di un’indagine ministeriale sui casi avvenuti in Sardegna. Stiamo inoltre valutando di eseguire a breve delle visite nelle carceri della regione.


direttori carceri preoccupati per scelte del governo


Dire, 31 Maggio 2008

dalla Redazione ne Centro studi
di Ristretti Orizzonti www.ristretti.it


"I dirigenti penitenziari esprimono forte preoccupazione per le scelte che il governo sta assumendo sul tema della sicurezza e dell’immigrazione clandestina". Questo è quanto affermano i direttori degli istituti penitenziari, degli Uffici di esecuzione penale esterna, degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, che oggi si sono riuniti a Roma in una assemblea nazionale organizzata dalla Fp Cgil. Durante l’incontro hanno denunciato la grave situazione di sovraffollamento che già si riscontra in alcune fra le più significative realtà penitenziarie del Paese. "L’inarrestabile trend di nuovi ingressi nel sistema carcerario (circa mille unità al mese) - si legge nella nota - l’ampliamento del ricorso alla pena detentiva che l’esecutivo ha deciso nei suoi primi atti di governo, i devastanti effetti che il ddl sull’immigrazione clandestina avrà sul sistema penitenziario prefigurano un percorso molto pericoloso per la tenuta dell’intero sistema carcerario e per il Paese stesso".


"Fra qualche mese - si legge ancora nella nota - le carceri scoppieranno letteralmente e sarà impossibile governarle nel rispetto delle finalità che la Costituzione affida alla pena". A nulla serviranno allora le ripetute dichiarazioni di esponenti del Governo che offrono come soluzione a questo scenario ormai scontato la costruzione di nuove carceri (tutte ancora da finanziarie, da progettare). "Il governo, quindi, rifletta attentamente sugli effetti che avranno le scelte che si stanno assumendo e provi a orientare diversamente la propria azione - conclude la nota - a cominciare dalla riforma del codice penale ormai non più rinviabile.


(nell'immagine) Kandinsky - "Astratto"

Don Ettore Cannavera, riflessioni da "La Collina"

L'Associazione 5 Novembre, ha intervistato Don Ettore Cannavera, fondatore della comunità di accoglienza "La Collina", rivolta a giovani-adulti, di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, che vengono affidati dalla Magistratura di Sorveglianza come misura alternativa alla detenzione. Un interessante intervista sui temi della Giustizia, del Carcere, del precariato giovanile e della cultura della Solidarietà e dell'accoglienza.