sabato 23 maggio 2009

Macomer come Guantanamo?

Lettera aperta indirizzata ai mezzi di informazione
mercoledì 20 maggio 2009

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di venire a conoscenza di una triste vicenda che si starebbe consumando nella nostra terra. Nel carcere di Macomer stanno scontando la loro pena alcuni nordafricani sottoposti a provvedimenti penali di limitazione della libertà, i quali, attraverso una missiva (a) indirizzata all’associazione “Yairaiha” di Cosenza (Associazione Yairaiha ONLUS), particolarmente impegnata nelle attività di tutela e difesa dei diritti umani, dal giorno 4 aprile 2009, data di trasferimento presso il carcere di Macomer (b), denunciano di essere vittime di gravi e ripetuti abusi.

In tale documento (a) datato 15 maggio vengono rivelati alcuni fatti che spingono la nostra coscienza di cittadini all’indignazione, in esso infatti vengono descritti comportamenti lesivi della dignità umana e offensivi del diritto all’integrità dei carcerati, come previsto dall'insieme delle Norme che lo regolano (c). Poiché non possiamo non vedere o non sentire questa denuncia, in un momento storico in cui gli stessi Stati Uniti imboccano la strada della revisione delle scelte effettuate in tema di detenzione e di trattamento dei detenuti, affinché possa essere scongiurato il parallelo tra Guantanamo e Macomer per il regime imposto ai carcerati, chiediamo un intervento dei nostri rappresentanti al parlamento affinché, avvalendosi del diritto di visita, vadano a vedere e ci informino su cosa stia succedendo e perché.

Oggi abbiamo la necessità di chiedere alla politica di fare luce sulla questione perché di opportunità generale in merito alla capacità del nostro paese di prevenire, reprimere e rispettare nella condanna i colpevoli. E’ tempo di rivelare la nostra capacità di credere e far rispettare i valori e l’onestà della nostra società civile e della nostra sardità. Per fare questo occorre il concorso di tutti: cittadini, associazioni, istituzioni, consiglieri e parlamentari (in primis sardi).

Lorena Melis, Letizia Zoncu, Francesco Cerboneschi, Roberto Di Nunzio, Gianluca Meloni

In questi giorni abbiamo proceduto e procederemo ancora a: Sensibilizzare l'opinione pubblica. Richiedere un intervento dei nostri Rappresentanti alla Regione affinché esercitino il diritto/dovere di entrare nelle carceri e chiedere informazioni sullo stato delle cose. Richiedere a ogni Parlamentare (in primis i Parlamentari sardi) di interrogare il Governo, nelle figure dei Ministri Alfano e Maroni, al fine di comprendere se corrisponda o meno al vero quanto denunciato e, in caso affermativo, che cosa si intenda fare per ripristinare immediatamente le condizioni di diritto e dignità dei detenuti in questione nonché di accertamento delle eventuali responsabilità.

Note esplicative

(a) Testo integrale della lettera dei detenuti:

(b) Scheda sul carcere di Macomer:

(c) Norme di riferimento:

COSTITUZIONE ITALIANA - artt. 2, 13 IV comma, 24 II comma, 27 III comma

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO: artt. 3,4,5,8,9

PATTO INTERNAZIONALE SUI DIRITTI CIVILI E POLITICI: art 10 I comma

CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTA' FONDAMENTALI: artt. 3/4/5

RACCOMANDAZIONE R(87) 3 SULLE REGOLE PENITENZIARIE EUROPEE

giovedì 21 maggio 2009

Macomer (Nu): sabato un convegno del volontariato carcerario


La Nuova Sardegna, 21 maggio 2009


Diritti dei detenuti e ruolo del volontariato nelle carceri. Questo il tema del convegno regionale "Volontariato carcere Giustizia" che si terrà sabato a Macomer nel salone della parrocchia Sacra Famiglia di Nazaret. Interverranno direttori e operatori penitenziari. L’inizio dei lavori è fissato per le ore 9. Il convegno andrà avanti per l’intera mattinata. Lo organizzano la Delegazione regionale della Caritas, la Conferenza regionale volontariato Giustizia e l’associazione Cappellani carceri sarde.

Il programma prevede in apertura una relazione di Elisabetta Laganà, presidente della Conferenza nazionale del volontariato giustizia la quale parlerà dei diritti dei detenuti e della costituzione italiana. Seguirà l’intervento di Giampaolo Muresu, delegato regionale dei cappellani delle carceri sarde, che parlerà sul tema "Il volontariato nelle carceri della Sardegna". Interverrà ancora Giampaolo Cassitta, dirigente dell’Ufficio detenuti e trattamento Prap, il quale si soffermerà sul ruolo del volontariato con una relazione su "Quale collaborazione con l’Amministrazione penitenziaria".

Seguiranno gli interventi dei direttori e operatori penitenziari e il dibattito di approfondimento dei temi trattati. É prevista la presenza al convegno degli assessori regionali alla Sanità e Politiche sociali, Antonello Liori, e alla Pubblica Istruzione, Lucia Baire, del provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Francesco Massidda, del direttore del centro di Giustizia minorile per la Sardegna, Sandro Marilotti, e del direttore regionale della Caritas, Roberto Sciolla.

Nell’ambito dell’incontro, che si propone di scandagliare il mondo carcerario in tutte le sue sfaccettature e di dare risposte ai tanti interrogativi su cosa sia giusto fare per rendere le carceri luoghi di rieducazione e di reinserimento sociale, si affronteranno tanti aspetti del problema. Si parlerà, della situazione attuale delle carceri sarde, di misure alternative alla detenzione e del volontariato all’interno delle strutture carcerarie. Fra i temi del convegno gli articoli della riforma carceraria che parlano di rieducazione e trattamento del detenuto e della partecipazione della comunità esterna all’azione rieducativa.

martedì 12 maggio 2009

Cagliari: il vertice sulle carceri sarde, con il Capo del Dap Ionta


La Nuova Sardegna, 11 maggio 2009


Il direttore del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta sabato mattina ha reso visita ai direttori delle carceri sarde e al direttore regionale Massidda in un incontro programmato da tempo. Durante l’incontro è stato fatto il punto della situazione carceraria nell’isola. Si è trattato di una riunione di tipo istituzionale che viene ripetuta a scadenze regolari. Ionta è stato pubblico ministero a Palermo.

È arrivato alle 10, si è recato subito in via Tuveri 22 sede dell’amministrazione penitenziaria regionale, ad attenderlo c’erano i direttori degli istituti di pena sardi e il responsabile regionale. Il colloquio è durato fino all’una, poi l’alto dirigente ha lasciato la città. Non sono state rilasciate dichiarazioni, ma non sarebbe stato trattato l’argomento che si credeva fosse la ragione della visita di Ionta: un’ipotizzata riapertura del carcere dell’Asinara.

Poco probabile forse, ma di recente era riaffiorata l’idea di un nuovo insediamento penitenziario a regime leggero nell’isola-parco, che era stata contestata da tutti i partiti, così come la possibilità che l’Asinara venisse riaperto come carcere di massima sicurezza per i mafiosi. Ionta quindi sarebbe arrivato in Sardegna per discutere sui motivi delle proteste degli agenti di polizia penitenziaria che in questi ultimi mesi hanno resi noti i motivi del profondo malessere vissuto ormai in tutti gli istituti di pena sardi dove è quasi impossibile applicare le leggi sul reintegro sociale dei detenuti per le gravi carenze di organico.

Gli agenti sono sempre più penalizzati nei giorni di riposo e di ferie, ormai impossibili da fare, e anche le attività interne alle carceri subiscono stop non rimediabili per la mancanza di personale. In questo modo si accumulano numerose giornate di assenza che rischiano di creare gravi problemi per l’organizzazione del lavoro e la garanzia della sicurezza.

giovedì 7 maggio 2009

Presentazione del libro di Paolo Pisu


Presentazione del libro di Paolo Pisu
FIGLI DELLA SOCIETÀ
Carcere, devianza e conflitto sociale


Sassari
presso la Bibblioteca Comunale

Giovedì 14 Maggio
Ore 17:30


intervengono con l’autore

FEDERICO FRANCIONI
MASSIMO NAPPI
Padre SALVATORE MORITTU
GRAZIANO MESINA

coordina
FRANCO UDA

venerdì 1 maggio 2009

anche dopo il "piano carceri", celle sempre affollate


Redattore Sociale - Dire, 30 aprile 2009


Prigioni sovraffollate nel 2012. Se da un lato la capienza del sistema-carcere verrà portata a 46.027 posti (8.285 in più), dall’altro il numero dei detenuti potrebbe crescere fino a quota 96.800. La previsione di Ristretti Orizzonti.

Prigioni sovraffollate nel 2012 come e più che nel 2009. Se da un lato la capienza complessiva del sistema-carcere verrà portata a 46.027 posti (8.285 in più rispetto a oggi), dall’altro il numero dei detenuti potrebbe crescere fino a quota 96.800. È la previsione elaborata dal Centro studi "Ristretti Orizzonti" della casa di reclusione "Due palazzi" di Padova che ha ipotizzato, per i prossimi anni, un aumento di circa 800 detenuti al mese.

I detenuti presenti nelle carceri italiane sono 61.666 (dati aggiornati al 28 aprile) a fronte di una capienza regolamentare di 43.262 posti, spalmati su 205 istituti in funzione, e di una capienza "tollerabile" che porta la disponibilità di posti letto a quota 63.568. Di questi però 5.520 non erano disponibili per problemi strutturali, per carenze igieniche o per la chiusura di alcuni reparti per mancanza di personale.

Il "Piano carceri" del Governo prevede infatti la realizzazione, entro il 2012, di nuovi istituti di pena che porteranno la capienza complessiva del sistema-carcere a 46.027 posti. È prevista la realizzazione di sette nuove case circondariali, per un totale di 2.585 posti, di cui tre dovrebbero essere pronti entro il 2009 (Tempio Pausania, Oristano e Cagliari), una entro il 2010 (Sassari), due entro il 2011(Rovigo e Trento) e quella di Forlì entro il 2012.

Per altri 17 istituti di pena è prevista la costruzione di nuove sezioni detentive (1.270 posti in più) ma i lavori, nella maggioranza dei casi, sono ancora da appaltare. Altri 4.430 posti saranno resi possibili da ristrutturazioni di strutture già esistenti.

dopo il carcere deve esserci diritto di rifarsi una vita


di Riccardo Arena

www.radiocarcere.com, 30 aprile 2009


Il diritto di rifarsi una vita, dopo una condanna. Dritto sconosciuto in Italia. Soprattutto se riguarda detenuti ignoti, quelli non famosi per intenderci. Per loro l’essere stati condannati rimane, anche dopo aver scontato la pena, una macchia indelebile. "Sei un ex detenuto".

Un’etichetta permanente. Un marchio a vita. Non a caso i dormitori delle grandi città sono pieni di persone che, una volta uscite dal carcere, non riescono a rifarsi una vita con il lavoro proprio perché "ex detenuti". Persone che dalla galera, passano ad un’altra prigione. Quella dell’emarginazione.

Marco, 34 anni, è uno di loro. Marco ha passato 12 anni in carcere, perché condannato per omicidio preterintenzionale. Ventiduenne, Marco litiga con un ragazzo fuori da una discoteca. Marco colpisce con un pugno il suo rivale che cade a terra, sbatte la testa e muore. Marco viene arrestato, processato e condannato. Durante la carcerazione Marco è un detenuto esemplare. Si iscrive all’Università e riesce a laurearsi. Paga il suo debito con la giustizia e, dopo tanti anni, è finalmente libero.

Ma uscito dal carcere Marco non riesce a trovare lavoro. La risposta che riceve è sempre la stessa: "Non assumiamo un ex detenuto". La sua vita è ormai segnata. Finita. Oggi Marco è uno dei tanti ex carcerati che passa le notti nel dormitorio della stazione Termini a Roma e di giorno cerca inutilmente lavoro. Marco è solo un esempio di come da noi non sia consentito rimediare ad un errore. Ovvero di come sia negato il diritto di potersi rifare una vita dopo una condanna.

Don Ettore Cannavera, riflessioni da "La Collina"

i Blog di Associazione 5 Novembre, Precarinlinea e Precariola uniti per intervistare Don Ettore Cannavera , fondatore della comunità di accoglienza "La Collina", rivolta a giovani-adulti, di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, che vengono affidati dalla Magistratura di Sorveglianza come misura alternativa alla detenzione. Un interessante intervista sui temi della Giustizia, del Carcere, del precariato giovanile e della cultura della Solidarietà e dell'accoglienza.

Il Notiziario Quotidiano sul Carcere

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