sabato 26 aprile 2008

Processo Sud Ribelle: Siamo stati tutti assolti!


Processo Sud Ribelle: Siamo stati tutti assolti!

da Altrosud, il blog di Francesco Caruso

Trovare parole appropriate per commentare l’intera vicenda, non è cosa facile. Perché sono tanti gli aspetti farseschi e tali le assurdità delle accuse, che rischieremmo sicuramente di dimenticare qualcuna delle illuminanti considerazioni formulate dal PM Fiordalisi.

Chi in questi anni si è trovato a dover costruire solidarietà rispetto alla vicenda, ha dovuto soprattutto difendersi da quella parte di città che, parliamoci chiaro, ci avrebbe voluto vedere in galera. Probabilmente, parte degli stessi che hanno contribuito a montare questo teorema. Ebbene, possiamo finalmente dire che costoro rimangono in un angolo a rosicare. L’assoluzione di oggi è una pesante sconfitta per gli organi inquirenti che hanno confezionato questa inchiesta.

Gli stessi che hanno sperperato oltre tre milioni di euro, sbandierando all’intero paese, una formidabile operazione antiterrorismo, curata nei minimi dettagli e pronta a smantellare la pericolosa nascente cellula sovversiva. Tutto questo, mentre in città si consumavano ben altri misfatti.

Ma ora, sentenza in mano, abbiamo il diritto di sapere: perché questa inchiesta, sebbene scartata da svariate procure, è stata accettata proprio a Cosenza? Quali oscure trame hanno tessuto questo canovaccio? Quali loschi interessi da coprire? Ma soprattutto, abbiamo ragione di pretendere le dimissioni dei vertici inquirenti che hanno guidato questa inchiesta? Che questo “castello” non stava in piedi, la città lo aveva capito da subito e lo aveva ampiamente affermato con calorosa partecipazione alle diverse mobilitazioni costruite nel corso di questi lunghi sette anni, assolvendo di fatto tutti gli imputati e bocciando l’operato della Fiordalisi&Co.

Agli interrogativi sulle reali motivazioni che hanno portato all’apertura di questa inchiesta, ognuno si sarà dato delle risposte, rimane sicuramente il tentativo di criminalizzare un intero movimento con accuse infondate e infamanti, volte a coprire le vere vergogne di Genova: la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture delle forze dell’ordine comandate dai vertici militari e politici. E ancora, di deviare l’attenzione generale dai veri allarmi sociali di cui questa città soffre.

Questa assoluzione giunge a riprova del fatto che la storia di chi rifiuta le logiche neoliberiste e produce conflitto sociale non può essere scritta dentro un’aula di tribunale. E se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce che la libertà di espressione e di opinione devono essere garantite in nome di quelle libertà conquistate il 25 aprile del 1945 e che ancora dobbiamo difendere.

Coordinamento Liberitutti

dal Corriere.it:
Assolti Caruso, Casarini e altri 11 no global
da Repubblica.it
G8 Genova, assolti tutti i no global

mercoledì 23 aprile 2008

Giustizia: la crisi del sistema penitenziario in cinque punti


Giustizia: la crisi del sistema penitenziario in cinque punti

di Valter Vecellio


Agenzia Radicale, 23 aprile 2008


1) "Se il prossimo governo non inserirà nella propria agenda l’emergenza penitenziaria non potrà non ricorrere ad un altro atto di clemenza". Così, l’altro giorno, la Uil-Penitenziari. Un grido d’allarme, un appello che naturalmente nessuno ha ritenuto di dover cogliere e valorizzare. Risulta che il dato in crescita degli ingessi in carcere sia ormai un dato consolidato e costante. Di questo passo, la border-line di "quota" 62 mila detenuti sarà toccata entro la fine dell’anno. Questo significa il rischio di implosione del sistema penitenziario, con le prevedibili, inevitabili tensioni e possibili rivolte che ne deriveranno. Occorrerebbe intervenire strutturalmente, e siamo in grave ritardo. In caso contrario, "è realistico immaginare che un nuovo indulto non appartenga alla fantascienza ma alle necessità possibili", dice Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil-Penitenziari.


2) Il 20 per cento delle strutture carcerarie in uso è stato costruito nel periodo che va dal 1200 al 1500; un altro 60 per cento è stato costruito nel periodo oscillante tra il 1600 e il 1900. per le strutture che versano in condizioni di fatiscenza e inciviltà nel 2007 sono stati stanziati appena tredici milioni di euro per la manutenzione, a fronte dei quaranta stanziati nel 2000.


3) Nelle carceri italiane ci sono più imputati che condannati. Ogni dieci detenuti, sei sono in attesa di giudizio. Soltanto 20.190 degli oltre cinquantamila detenuti è stato condannato. Circa il 38 per cento è costituito da stranieri, circa 19.600. Percentuale che in alcune realtà supera addirittura il 70 per cento dei presenti, per esempio nei "complessi" carcerari di Alessandria, Fossano, Macomer, Padova, Parma e Trento; il 23,4 per cento è costituito da tossicodipendenti, grosso modo uno su quattro. Questi dati li si ricava dall’ultima "mappatura" curata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.


L’indulto ha liberato oltre 25mila persone. Così dai 61.264 detenuti del 30 giugno 2006 si era passati al minimo storico dei 33.326 nel settembre 2006. Una preziosa boccata d’ossigeno, di cui si sarebbe dovuto profittare per quelle riforme e quelle politiche che consentissero finalmente di cominciare a uscire dalla grave crisi in cui la giustizia italiana ormai cronicamente si dibatte. Un’occasione purtroppo sciupata; e fin dall’inizio, quando non si è fatto il successivo, logico, necessario passo: quello dell’amnistia. La situazione, oggi, è tornata al punto di partenza, e nelle nostre carceri ci sono oltre settemila persone in più rispetto la capienza.


E si deve, per paradosso, ringraziare la altrettanto cronica inefficienza di perseguire i crimini (le relazioni annuali dei Procuratori Generali documentano come la stragrande maggioranza di reati resta impunita), se, infatti, per paradosso tutti gli autori di reati fossero assicurati alla giustizia, il sistema in un solo giorno "collasserebbe". Ad ogni modo, se la situazione è tornata a quella pre-indulto, lo si deve alle attuali leggi sulle droghe, sull’immigrazione e sulla recidiva, che hanno continuato a far aumentare gli ingressi in carcere, con un incremento di circa un migliaio di persone al mese.

La capienza regolamentare di 43.149 posti è stata superata il 30 giugno 2007, con 43.957 presenze, ed è continuata ad aumentare fino alle 48.693 unità del 31 dicembre, e le oltre 50mila del 21 febbraio 2008. Senza il provvedimento di indulto oggi saremmo alla cifra record di 72.000 detenuti.


4) Un dato tipico della popolazione carceraria italiana è quella dei detenuti in attesa di giudizio. Sono il 60 per cento circa, più dei condannati: complice la lentezza dei procedimenti penali nel nostro paese. Tra i condannati, il 29,5 per cento sconta una pena per reati contro il patrimonio, il 16,5 per cento contro la persona, il 15,2 per cento per violazione della legge sulle droghe, il 3,7 per cento per reati contro l’amministrazione, il 3,2 per cento per associazione mafiosa.

Le donne rappresentano il 4 per cento dell’intera popolazione carceraria, per loro non vale il problema del sovraffollamento: sono 2.278 su 2.358 posti disponibili. Tuttavia esiste il problema delle detenute madri con bambino al seguito, di età inferiore ai tre anni. I detenuti stranieri sono il 35 per cento della popolazione. Nel 1990 erano solo l’8 per cento. Per lo più si tratta di africani. Il 23,4 per cento dei detenuti è tossicodipendente e il 4 per cento in trattamento metadonico. Un altro 2 per cento ha problemi di alcolismo. Per quanto riguarda la durata delle pene, il 31,9 per cento dei detenuti sconta pene inferiori ai tre anni, e potrebbero beneficiare - almeno in astratto - delle cosiddette pene alternative. Il 21,3 per cento sconta pene tra i tre e i sei anni, il 46,8 per cento sconta pene di durata superiore.


5) C’è anche un problema di carenza di personale di polizia penitenziaria. Il segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) Donato Capace, ricorda che mancano circa settemila agenti: 4.425 uomini e 335 donne. Le carenze più consistenti si registrano in Lombardia (1.200 unità), Piemonte (900 unità), Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Liguria.


sabato 12 aprile 2008

L'Ergastolo è incivile. "Grazia" dopo 24 anni di Carcere


L'Ergastolo è incivile. "Grazia" dopo 24 anni di Carcere

di Francesco Antille


www.noergastolo.it, 11 aprile 2008

dalla Redazione del Centro Studi

di Ristretti Orizzonti www.ristretti.it


La campagna elettorale volge al termine. Nessuna delle parti in causa ha fatto cenno allo scomodo argomento dell’abolizione dell’ergastolo. Strano, ma vero. Il computo delle schede prevale su quello delle vite. Eppure la Commissione Pisapia, prima della caduta del governo, aveva suggerito l’abrogazione di questa inciviltà giuridica. Anche il Brasile ci impartisce lezioni stabilendo che l’estradizione di Cesare Battisti è vincolata all’applicabilità di una pena temporanea poiché in quel Paese non esiste l’ergastolo.


Non si trovano parole bastevoli per commentare il silenzio. Tuttavia c’è ancora una soluzione che ci permettiamo di indicare. La nostra Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica la potestà esclusiva di concedere la grazia (anche d’ufficio) o di commutare le pene. Il Ministro Guardasigilli dovrebbe solo garantire la formalità dell’iter (d’intesa con il Capo dello Stato) .

Se Giorgio Napolitano volesse veramente lasciare il segno, se volesse affermare l’autonomia della Presidenza della Repubblica rispetto alle logiche dei partiti, se volesse imprimere una svolta in materia di giustizia affermandone i principi a discapito di malumori ed obiezioni, se volesse sfidare l’inciviltà con la civiltà, se volesse diventare non già il notaio di altrui decisioni ma il simbolo di un ordinamento dinamico e attento alle istanze di libertà e di garanzia, potrebbe - in attesa che le Camere si insedino e che le Commissioni tecniche e parlamentari decidano la definitiva soppressione della norma sull’ergastolo e in ottemperanza alle richieste provenienti dal mondo carcerario, dalle istituzioni internazionali, da larga parte dell’intellettualità italiana decidere d’ufficio la concessione della grazia in favore di tutti i detenuti che hanno scontato ventiquattro anni di reclusione.


Ciò comporterebbe: a) l’esercizio legittimo e costituzionale di una prerogativa presidenziale; b) l’anticipazione di un tema socio-giuridico di eccezionale rilievo; c) la proposizione della "questione giustizia" al centro del dibattito culturale e politico del Paese con una ventata di libertà e di rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo; d) l’effettuazione di un gesto umanitario, anticipatorio delle prossime e auspicabili decisioni parlamentari senza che ciò possa risolversi in una limitazione o compressione dei diritti delle Camere.


venerdì 4 aprile 2008

Lettere: detenuti da varie carceri scrivono a Riccardo Arena


Lettere: detenuti da varie carceri scrivono a Riccardo Arena


www.radiocarcere.com, 3 aprile 2008



Vincenzo, dal carcere di Piacenza

Carissimo Riccardo, ho 36 anni e mi trovo detenuto nella sezione protetta del carcere di Piacenza. Forse saprai che nelle sezioni protette ci sono violentatori, pedofili ma anche persone normali che però devono essere tutelati dagli altri detenuti per ragioni di giustizia. Ed è questo il mio caso. Il fatto è che nelle sezioni protette noi detenuti, per diversi motivi, veniamo trattati male. Così per esempio le guardie, quando vengono a fare la conta, ci provocano in continuazione e se uno risponde viene insultato.

Spesso la notte ci lasciano la luce accesa, ancora più spesso non ci portano i farmaci. È brutto vivere così e non è giusto. Anche parlare con l’educatore diventa un’impresa. Considera che qui c’è un educatore per 300 detenuti e chi sta nella sezione protetta non ha di certo la precedenza! Appena potrò ti racconterò meglio le nostre condizioni di vita. Grazie per aver preso in considerazione la mia lettera, anche se arriva da un detenuto che sta in una sezione protetta.


Maria, dal carcere Rebibbia di Roma

Ciao Riccardo, sono una detenuta del carcere Rebibbia di Roma che sta in cella con il proprio bambino, come tante altre detenute mamme. Mio figlio ha quasi 3 anni e vive in carcere con me da sei mesi. L’inverno è stato terribile. Il freddo della cella, l’umidità. L’impossibilità di non far capire a mio figlio che stava in carcere con me.

L’altro giorno a Roma era una bella giornata. E il sole splendeva anche nel cortiletto del carcere di Rebibbia. Cortiletto dove il mio bambino fa l’ora d’aria. Me lo guardavo, mentre un raggio di sole gli illuminava il viso. È durato pochi minuti. Poi il sole è sparito dietro le alte mura del carcere. A quel punto, mio figlio è corso da me. Ha pianto, come se avesse capito di essere detenuto. Detenuto senza colpa. Questo ti volevo raccontare, aspettando che anche a Roma, come a Milano, realizzino una casa per le mamme detenute con i bambini. Su questa pagina l’on. Manconi lo aveva promesso, ma non lo hanno ancora fatto. Grazie per quello che fai.


Antonio, dal carcere di Velletri

Ciao Riccardo, ho 50 anni e sono detenuto dal novembre del 2006 nel carcere di Velletri per un fatto che risale al 1992. Devo scontare una pena di 8 anni. Ascoltando e leggendo Radio Carcere ho scoperto che non solo l’unico che finisce di scontare la pena dopo decenni dalla commissione del reato. Non sono l’unico finito in carcere, dopo 14 anni, mentre negli anni si era rifatto una vita. Avevo una compagna, un lavoro onesto. Con il carcere, arrivato 14 anni dopo il reato, io ho perso tutto. 14 anni impiegati per farmi il processo di primo grado, l’appello e il giudizio finale della cassazione. 14 anni. Ora non mi rimane che attendere in carcere il momento in cui potrò chiedere le misura alternative. E allora vedremo.

Nel frattempo mi fa piacere anche a me intervenire sul tema, che giustamente poni ovvero quello della Giustizia. Io credo che siano ormai maturi i tempi per una separazione delle carriere. Come credo che sia giusto pensare a una forma di responsabilità dei magistrati che hanno fatto un errore. Ma è sulla pena, o sulla tanto declamata certezza della pena, che gli interventi sono più urgenti. Sarebbe necessario eliminare le differenze di pene che, per lo stesso reato, vengono applicate nei vari tribunali d’Italia.

Come sarebbe necessario ripensare alcune pene. Trovo inaccettabile che chi ruba in un supermercato per fame, e magari è recidivo, si prenda una pena superiore a chi ha sottratto milioni a una società. Inoltre, se il fine della pena è anche il recupero di una persona, sarebbe il caso di prevedere la possibilità di rivalutare una pena quando questa colpisce il condannato dopo anni e anni dal reato. In questi casi forse, l’applicazione di una misura alternativa sarebbe più giusta. Non voglio dilungarmi troppo, anche se tante sarebbero le cose da scrivere. Vi continuerò ad ascoltare. Un sincero saluto.


Per il diritto di voto dei cittadini detenuti


Elezioni: Marroni scrive ad Amato su diritto voto dei detenuti

Comunicato stampa, 3 aprile 2008

On. Ministro degli Interni

Palazzo del Viminale


On. Ministro, con riguardo alle imminenti elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, la Conferenza Nazionale dei Garanti regionali dei diritti dei detenuti, segnala le problematiche riguardanti il corretto svolgimento delle operazioni elettorali all’interno delle strutture penitenziarie dell’intero Paese, al fine di consentire alle persone detenute, che ne hanno i requisiti, il diritto ad esprimere il proprio voto con regolarità e senza vincoli.

Proprio per non inficiare il diritto costituzionale di espressione del voto appare utile, in tal senso, effettuare sin d’ora preventive capillari verifiche, anche di natura organizzativa, per evitare disguidi, ritardi e discutibili azioni operative che possano ledere il citato diritto.
La Conferenza ritiene di dover cortesemente chiedere, alla S.V. , di voler fornire notizie circostanziate in ordine ad eventuali provvedimenti adottati, in tutte le sedi, per la istituzione dei seggi elettorali dentro il carcere, per la verifica della sussistenza del diritto di voto in capo ai soggetti che tale diritto, benché reclusi, non hanno perduto (accertamenti relativi alla consegna della tessera elettorale, ecc..), per la affissione, nella sede del seggio, dei manifesti contenenti le liste con i candidati di tutti gli schieramenti e le modalità delle operazioni di voto per l’elezione del Parlamento della Repubblica o di altri Organi a livello locale.

Si chiede, infine, di far conoscere quali accorgimenti sono stati o saranno adottati per consentire ai detenuti - elettori di esprimere il proprio voto quando non sono iscritti nelle liste elettorali dei comuni ove ha sede la struttura penitenziaria bensì nei comuni di residenza delle loro famiglie.
Nel ringraziare per la cortese attenzione, si precisa che la Conferenza nazionale dei Garanti Regionali dei detenuti non mancherà di esperire i necessari passi presso i Sindaci dei comuni (sedi di Istituti di pena) per sollecitare la più ampia collaborazione istituzionale volta ad assicurare il pieno esercizio del diritto di voto nel rispetto della legge e dei vigenti regolamenti.
Parimenti si confida nel cortese interessamento del Ministero dell’Interno affinché, attraverso le Prefetture, possano essere esercitate azioni ed interventi di sensibilizzazione utili al corretto e sereno svolgersi delle operazioni elettorali dentro le carceri.

Avv. Angiolo Marroni

Presidente della Conferenza Nazionale

dei Garanti dei diritti dei detenuti


Elezioni: emanate disposizioni per diritto al voto dei detenuti

Comunicato stampa, 3 aprile 2008


Circa 17.000 gli interessati. necessaria massima collaborazione tra carceri e comuni. Dichiarazione del Sottosegretario alla Giustizia con delega sull’Amministrazione penitenziaria, Prof. Luigi Manconi. "In vista delle elezioni politiche e amministrative, su nostra sollecitazione il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sin dal 5 marzo scorso ha diffuso una nota diretta ai Provveditorati regionali nella quale si richiamano le disposizioni che disciplinano le modalità per l’esercizio del diritto al voto dei detenuti. Come è noto, tutte le persone in attesa di giudizio, o condannate con pene inferiori a cinque anni, conservano l’elettorato attivo e quindi devono essere messe in condizione di votare nei luoghi di detenzione", ha dichiarato il Sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi. Sono circa 17.000 i detenuti che, salvo altre cause preclusive, potrebbero essere interessati dalle operazioni di voto. Le direzioni dei singoli istituti di pena, evidenzia la nota del Dipartimento, sono tenute a sollecitare le amministrazioni comunali affinché procedano all’aggiornamento delle liste elettorali e alla trasmissione delle relative tessere a tutte le persone detenute che conservino il diritto di voto. Gli stessi istituti debbono, inoltre, informare la popolazione detenuta riguardo alla normativa vigente e alle modalità di svolgimento delle operazioni elettorali, indicando gli orari di voto e curando l’affissione dei manifesti recanti l’indicazione delle liste e dei nomi dei candidati.

"Confido nella massima collaborazione tra gli operatori penitenziari e gli uffici elettorali delle amministrazioni comunali al fine di garantire a tutti i detenuti e le detenute che ne abbiano titolo la possibilità di avvalersi del diritto di voto, diritto fondamentale che ne fa componenti attivi e partecipi della cittadinanza", conclude il Sottosegretario.


Don Ettore Cannavera, riflessioni da "La Collina"

L'Associazione 5 Novembre, ha intervistato Don Ettore Cannavera, fondatore della comunità di accoglienza "La Collina", rivolta a giovani-adulti, di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, che vengono affidati dalla Magistratura di Sorveglianza come misura alternativa alla detenzione. Un interessante intervista sui temi della Giustizia, del Carcere, del precariato giovanile e della cultura della Solidarietà e dell'accoglienza.