
“Meglio morire che essere estradato”
L’Arci diffonde l’appello di un turco detenuto a Nuoro: “Mi torturerebbero”
Un appello per una forte mobilitazione, con l’avvio di una raccolta di firme da inviare al Presidente della Repubblica perché si interessi della vicenda di Avni Er, comunista turco detenuto nel carcere di Badu ‘e Carros, è stato lanciato da Anna Corsi, presidente di Arci Solidarietà e Sviluppo. L’associazione si sta occupando di Er nell’ambito delle sue attività sociali di assistenza ai detenuti.
Er, militante del movimento Dhkp, che ha firmato in Turchia diversi attentati contro le forze di sicurezza, venne arrestato a Perugia nel 2004 e condannato a 7 anni di reclusione sulla base dell’art. 270 bis del Codice Penale sulle associazioni con finalità di terrorismo internazionale.
Er si è sempre dichiarato estraneo a fatti di sangue, ma solo colpevole di aver criticato la politica del suo Governo. A Perugia oggi inizierà il processo d’appello, mentre il 7 febbraio la Corte d’Appello di Sassari dovrà esaminare la richiesta di estradizione avanzata dal Governo turco. Avni Er, che ha ricevuto la visita del senatore dei verdi Mauro Bulgarelli e la solidarietà di diversi movimenti politici, ha scritto ad Anna Corsi una lettera in cui annuncia di voler iniziare lo sciopero della fame: “Cari compagni, dopo tre mesi di attesa il Procuratore generale ha deciso di richiedere la mia estradizione verso la Turchia. Non accetterò di essere estradato in quel Paese dove certamente sarò sottoposto alla tortura e a trattamenti disumani e degradanti e ad isolamento totale. La Turchia non rispetterà i miei diritti umani e farà scempio delle mie carni. E’ evidente l’ingiustizia di cui sono vittima. Ho deciso di iniziare lo sciopero della fame preferendo morire in Italia piuttosto che essere ucciso sotto tortura come già ottenuto da centinaia di compagni nel mio Paese. Il 28 gennaio 2008 inizierò lo sciopero della fame. Morirò in carcere, però non morirà la mia dignità e non consentirò ai carnefici fascisti in Turchia di aver la soddisfazione di sottopormi a violenze atroci”, conclude Er.
“La lettera che Er ci ha mandato è straziante – dice Anna Corsi -. Gli ho risposto inviandogli il testo dell’articolo 10 della Costituzione che parla di non respingimento nel proprio Paese qualora ci sia una violazione dei diritti umani. Per salvare Er dobbiamo fare appello alla nostra Costituzione e alla Convenzione di Ginevra in cui si dice che se un cittadino di subire violazioni dei diritti umani e trattamenti degradanti, non deve essere estradato”.
Da La Nuova Sardegna del 23.01.2008


