domenica 15 gennaio 2012

Sosteniamo Abdou Lahat Diop!



di Roberto Loddo


Abituarsi alle diversità culturali e religiose può essere impegnativo. Per alcuni può essere addirittura fonte di disturbo, fastidio e pericolosità sociale. Come nel caso di Abdou Lahat Diop. Abdou è un ragazzo senegalese di 30 anni, con regolare permesso di soggiorno che nella mattinata del 16 dicembre ha deciso di pregare in una strada della zona tra  Abbasanta e Ghilarza. E’ stato avvicinato da un maresciallo dei carabinieri preoccupato che non avesse bisogno di aiuto e, alla risposta negativa di Abdou, che evidentemente voleva continuare a pregare, e alle insistenze del maresciallo, la situazione è degenerata. L’intervento delle forze dell’ordine ha messo fine alle preghiere di Abdou che è  stato arrestato per resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. La perizia psichiatrica richiesta dal tribunale, formulata da un perito che non conosceva l’imputato, si è conclusa con una dichiarazione di incapacità di intendere e di volere e la dichiarata pericolosità sociale (senza peraltro spiegarne le ragioni).

Attualmente Abdou si trova ristretto nel Carcere di Oristano in attesa di essere trasferito all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. Il Tribunale di Oristano ha deciso che Abdou non è idoneo a sostenere un giusto processo, ma è più adatto alle gabbie e all’orrore dell’ospedale psichiatrico giudiziario, perché giudicato incapace di intendere e di volere.  Le dinamiche del suo arresto, il processo per direttissima, l’invio in carcere e la successiva perizia psichiatrica, presentano molti lati poco chiari. Abdu non risulta essere mai stato in cura per patologie psichiatriche e non ci risulta che il servizio territoriale di salute mentale abbia assunto una presa in carico, né che sia stato in qualche modo attivato dal 118. Inoltre parrebbe che non gli sia stato garantito in tutte le fasi del fermo, del successivo processo, del trasferimento in carcere e durante la perizia, un interprete e un mediatore culturale.

Il comitato sardo Stop Opg si è mobilitato in questi giorni su richiesta di alcuni familiari e amici di Abdu, nominando immediatamente un difensore di fiducia per presentare un istanza di revoca della misura di internamento in Opg, e un perito di parte per una urgente contro perizia. Ad Abdou deve essere data la possibilità di difendersi dalle accuse che gli vengono mosse e (nella eventualità che sia accertata la presenza di un disturbo mentale) la possibilità di essere curato adeguatamente e di effettuare un percorso di ripresa circondato dalle persone a lui care, nel suo territorio. Il comitato, ha rivolto un appello al Capo dello Stato per un intervento immediato, ricordando le sue parole di dura condanna per l’orrore che l’inchiesta della Commissione Parlamentare guidata dal Senatore Marino ha messo drammaticamente in luce e le cui immagini tutto il Paese ha potuto vedere. In un Paese normale, un Paese che si basa sul rispetto dei diritti umani, o come l’ha definito il Presidente della Repubblica “appena, appena civile”, non dovrebbe esistere nessun rapporto, nessuna connessione, tra la galera e la salute. Ancor meno con la salute mentale.

Invece ad Abdou è accaduto il contrario. Esiste un legame scandaloso tra la privazione della libertà e la salute dei cittadini più fragili. Questo fatto estremamente grave è evidenziato dalle percentuali sempre più elevate di persone sofferenti mentali nelle carceri. Perché sono centinaia e centinaia le persone che senza aver commesso nessun genere di crimine vengono legate e sono contenute da un ora, da un giorno, da una settimana o da un mese. Queste illegalità non avvengono solo nei reparti psichiatrici delle carceri e negli Opg, ma anche nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, luoghi che dovrebbero tutelare la salute pubblica di tutti i cittadini. “Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili” così cantava il Rapper Frankie Hi-nrg, disegnando con la musica una realtà sociale cinica e violenta, fatta dalla volontà di escludere e segregare i più deboli. Volontà di nascondere la “pericolosità sociale” di chi non è nato solo per produrre e consumare. Come Abdou.

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